
Stavo scherzando
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19 Luglio 2026Christopher Nolan ha reinterpretato l’«Odissea» , poema dell’avventura, in un kolossal che «la Lettura» ha visto in sala con due classicisti. Nicola Gardini : «Il regista ha tolto il sole alla Grecia, mostra un Ulisse che teme di trovare a Itaca le macerie che lui stesso ha creato». Silvia Romani : «Non possiamo parlare di tradimenti, questa è un’altra cosa rispetto a Omero. Quanto alle donne, il film le descrive in modo sfaccettato e potenziato, senza ridurle a protofemministe»
conversazione tra nicola gardini e silvia romania cura di cecilia bressanelli
Il viaggio di Odisseo/Ulisse portato sul grande schermo da Christopher Nolan è travolgente. «Pesca poco dal testo di Omero», dice Nicola Gardini. «Lo fa suo», replica Silvia Romani. Il regista di Oppenheimer, sul padre della bomba atomica, firma il tredicesimo film, Odissea, uscito giovedì 16 con Universal; l’ha scritto e diretto a partire dal poema omerico «intrigato — ha spiegato — dall’idea di affrontare la più grande delle storie con un budget (250 milioni di dollari la stima, ndr) e un cast di massimo livello, e riversare in questo mondo tutte le tecniche e le risorse di una massiccia produzione hollywoodiana», girato con cineprese Imax, in pellicola dal grande e super dettagliato formato. «La Lettura» ha visto il film con i classicisti Nicola Gardini, docente di Letteratura italiana e comparata all’università di Oxford, che all’Odissea ha dedicato Il più bel romanzo del mondo (Garzanti, 2025), e Silvia Romani, docente di Religioni e Mitologia del mondo classico alla Statale di Milano, autrice di Omero, delle armi e del vero amore (il Mulino, 2024).
Sullo schermo dell’Arcadia di Melzo — dove il film è proiettato per la stampa in pellicola 70 mm — scorrono i titoli di coda e iniziano i commenti, con un plauso alle interpretazioni di attrici e attori.
NICOLA GARDINI — Nolan ha tolto il sole alla Grecia. E cambiato la narrazione.
SILVIA ROMANI — Mancano i Feaci, l’inganno del nome Nessuno per fuggire a Polifemo, la prova del letto nuziale con cui Penelope riconosce il marito tornato a Itaca dopo vent’anni; il fedele servo Eumeo qui è cieco…
NICOLA GARDINI — Pilo pare trovarsi a Itaca invece che nel Peloponneso… Le omissioni sono tantissime, come le aggiunte, le trasformazioni, le traslazioni. Ma la cosa interessante è capire il perché dei cambiamenti; e in che direzione conducono.
SILVIA ROMANI — Devo darti ragione. Non possiamo parlare di tradimenti… Perché questa è un’altra cosa: è l’Odissea di Christopher Nolan.
NICOLA GARDINI — Il regista ha scelto un testo emblematico e ne ha fatto una metafora dei nostri tempi.
SILVIA ROMANI — Per raccontare una crisi di civiltà.
NICOLA GARDINI — L’Odisseo di Nolan (Matt Damon) è un uomo devastato che ha fatto una guerra di cui si pente. Si sente responsabile della distruzione di Troia, a causa dello stratagemma del cavallo da lui ideato. Forse è un po’ Oppenheimer e il cavallo la sua bomba atomica. La caduta di Troia non si vede nell’Iliade e neppure nell’Odissea, ma nell’Eneide. La trovata del cavallo appare nell’XI libro dell’Odissea. Può essere lo spunto che ha dato via al film. Il cavallo come arma letale, che appare all’inizio, continua a tornare e alla fine brucia.
SILVIA ROMANI — Non si riesce a figurare come fosse il cavallo di Troia. Nuove teorie dicono che poteva essere una barca. Trovo quindi interessante che Nolan lo metta sulla riva, avvolto dalla marea e ne faccia un cavallo rampante, come nei monumenti equestri. La sensazione è che, per cerare il suo racconto, Nolan abbia preso elementi raffinati, non banali.
NICOLA GARDINI — Ci sono l’orroroso, l’arcaico, il grandioso, l’asfittico, gli spazi aperti, gli scricchiolii e l’interno del cavallo, che porta in primo piano il viscerale. Nolan ha tolto il sole alla Grecia per fare dell’Odissea un viaggio interiore…
Con la fotografia di Hoyte van Hoytema e musiche di Ludwig Göransson.
SILVIA ROMANI — Il racconto è orrorifico. Quando la nave di Odisseo viene travolta dalla tempesta ti spaventi come immagino facesse il pubblico antico sentendo cantare di quel viaggio in un mondo spaventoso.
«Mari ostili. Vento. Pioggia. Neve. Vuoi tutto questo per ottenere quella portata fantastica che i primi lettori di Omero avrebbero percepito», sottolinea Nolan che per ricreare l’infinito viaggio di Odisseo ha girato in sei Paesi — Marocco, Grecia, Italia (l’isola di Favignana), Islanda, Scozia e Stati Uniti.
NICOLA GARDINI — Nolan riesce a rendere lo smarrimento di Odisseo. A dirci perché l’eroe non vuole tornare a casa: teme di trovare solo le rovine che lui stesso ha creato.
SILVIA ROMANI — Il tema grandioso del ritorno è centrale e profondamente odissiaco. Quando non desideri più il ritorno a casa, non sei più uomo.
NICOLA GARDINI — Tra le aggiunte interessanti c’è ciò che dicono le sirene.
SILVIA ROMANI — Nel testo omerico cantano la guerra di Troia. Nolan riesce a rendere una qualità della profezia greca: l’idea che il profeta prima di tutto ti racconta quello che tu sei. Nel rappresentare le sirene, inoltre, Nolan segue la via di Omero rendendole immateriali.
Non ci fa sentire il canto, vediamo lo struggimento sul volto e nel corpo di Odisseo che lo ascolta e poi racconta.
NICOLA GARDINI — Cantano i desideri, le illusioni, le menzogne dette ai compagni; e la verità: non vuoi tornare a casa.
SILVIA ROMANI — In alcuni passaggi Nolan è frettoloso ma insiste ossessivamente sul tema dell’ospitalità, della legge di Zeus che prevede di accogliere, sempre, e neppure con gli insidiosi ospiti di Itaca si può violare. Non mi sarebbe dispiaciuto vedere i due poli dell’Odissea antica in fatto di ospitalità: Alcinoo e i Feaci, in positivo, e, in negativo, Polifemo. I primi non ci sono, e con Polifemo non viene mostrato alcuno scambio.
Solo la violenza di Odisseo.
NICOLA GARDINI — Buona parte delle omissioni riguardano momenti di forte affettività; Odisseo nell’Ade non incontra la madre e con l’assenza dei Feaci si perde la giovane Nausicaa… Non sono mancanze ma scelte. Omero è molto bravo a equilibrare l’elemento del facinoroso, del disarmonico, dell’orrore: nel poema i Feaci dimostrano che la civiltà è possibile; nel film tale possibilità è rimossa.
SILVIA ROMANI — Tra gli aspetti che più mi sono piaciuti c’è il modo in cui viene trattato il femminile che, nonostante il battage che ha anticipato l’uscita del film, non mi pare per nulla cialtrone, ma problematico, complesso, sfaccettato. Il ruolo della donna nei poemi è restituito e potenziato ma non ne fa eroine proto-femministe o rivendicative.
NICOLA GARDINI — Trovo un po’ sprecata la figura di Elena di Troia (Lupita Nyong’o), che è sagace, intelligente. Qui invece è tesissima e chiede scusa al figlio di Odisseo per quanto provocato.
E Penelope?
SILVIA ROMANI — Quando Telemaco nel film parla di trono vacante lei ribatte che su quel trono siede da vent’anni. E quando nel testo omerico marito e moglie si ritrovano, lui dice: sei stata un re per questa terra. Nel film la regalità di Penelope è rappresentata benissimo.
NICOLA GARDINI — Altro cambiamento? Un Odisseo smemorato. Nei sette anni con Calipso (Charlize Theron) non ricorda le sue azioni e la famiglia. A Calipso viene dato un ruolo importantissimo. Lei che ne ha curato il corpo e, con l’oblio del fiore di loto, la mente, decide che per Odisseo è tempo di ricordare. Non c’è l’intervento del dio Ermes. Che poi… a parte Atena (Zendaya), gli dèi…
SILVIA ROMANI — …non ci sono.
NICOLA GARDINI — E anche lei, Atena, compare meno, non tanto come personificazione dell’aspetto più razionale di Odisseo, ma come consapevolezza delle sue responsabilità.
SILVIA ROMANI — Non è solo una statica apparizione, alla fine ha gli occhi pieni di lacrime. Sembra l’Atena con cui si apre l’Aiace di Sofocle.
NICOLA GARDINI — Nolan pare aver letto tutte le fonti possibili… C’è anche un riferimento a Dante (che colloca Ulisse all’Inferno) quando l’eroe dice: torniamo a casa e vediamo un po’ di mondo.
SILVIA ROMANI — La rappresentazione dell’Ade viene da Virgilio. L’Ade omerico è pieno di personalità delineate, in Nolan c’è la massa virgiliana.
NICOLA GARDINI — Che mette in fuga Odisseo, dopo che il soldato Sinone (Elliot Page, lasciato a guardia del cavallo e ucciso dai Troiani, ndr), altra efficace invenzione, lo denuncia come violento, ingannatore, responsabile di morte.
SILVIA ROMANI — Nolan intercetta, riplasmandola e consegnandola alla contemporaneità, la stessa natura dell’eroe. Questo suo essere distruttore, pieno di fratture, incongruenze, ma anche rappresentante di un nuovo inizio…
NICOLA GARDINI — Cambia il finale. Gli elementi della trama ci sono: l’uomo che torna a casa, ritrova la moglie e il figlio. Però non ricrea l’ordine, deve andarsene, perché macchiato da ciò che ha fatto. Ha distrutto il suo mondo… Ma parliamo di Telemaco, tralasciando il fatto che indossi i pantaloni… Nolan non gli fa uccidere nessuno. Forse lui è la speranza?
SILVIA ROMANI — Nel testo antico progetta e realizza con il padre la vendetta finale contro i pretendenti che occupano il palazzo di Itaca.
NICOLA GARDINI — Nel film, Odisseo vuole che il figlio resti immacolato, per salvarsi e essere il re di una nuova era. Un’altra trasformazione? L’Odisseo di Nolan non piange: le lacrime diventano sangue e la guerra è sempre presente. Nolan riprende la dimensione iliadica di Odisseo, lo mostra soldato, mentre nell’Odissea Omero lo ripulisce facendone l’eroe del linguaggio e della riflessione.
SILVIA ROMANI — Rispetto all’illustre antecedente, Troy (2004) , che attingeva allo stesso materiale per un’operazione di puro intrattenimento, l’Odissea di Nolan è mitopoietica: ti fa pensare che si stia producendo un immaginario, e in te risuona qualcosa di nuovo.
Odisseo siamo noi?
NICOLA GARDINI — Siamo noi che facciamo la guerra, che creiamo rovine, che non riconosciamo la nostra casa e distruggiamo il Pianeta.
SILVIA ROMANI — In fondo la funzione dell’epica antica era creare un racconto che fosse il riverbero della contemporaneità. Quella di Nolan non è un’attualizzazione, è una riscrittura: l’incarnazione all’interno dell’Odissea di un’idea di mondo completamente diversa.
NICOLA GARDINI — Nolan trova un paradigma e per poterlo esporre lo ripulisce dei tratti narrativi che più hanno caratterizzato il testo. Lo spoglia.
SILVIA ROMANI — Un’operazione di segno opposto rispetto a tante mise-en-scène degli ultimi anni del teatro greco di Siracusa, in cui il testo rimane antiquario, ma la messa in scena attualizzata, come se il punto fosse quello…
Nolan sottolinea la volontà di rendere accessibile l’«Odissea» al pubblico di oggi. Riesce a farlo?
NICOLA GARDINI — Secondo me no, questa non è l’Odissea ma la sua versione, un ragionamento sull’eroe in crisi.
SILVIA ROMANI — Invece io penso che una forma di accessibilità sia presente proprio in questa idea dell’epos continuamente riscritto che si manifesta non come necessità di narrare nel giusto ordine, ma di restituire l’impressione di grandi mondi coloristici, di orrore, lacrime, sangue, buio, luce. In questo Nolan riesce ad essere un Omero pre omerico: un cantastorie in una piazza d’estate.





