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C’è una certa ironia nel fatto che mentre Xi e Trump si stringono la mano a Pechino sotto gli occhi del mondo, l’Italia si ritrovi a fare i conti con se stessa, con i suoi scandali da salotto, la sua legge elettorale in cantiere e i suoi cacciamine fermi in porto in attesa che qualcuno decida se Hormuz è abbastanza pacifica per entrarci.
Al Senato, mercoledì, Giorgia Meloni ha fatto il suo primo question time dopo quasi un anno di assenza dall’aula di Palazzo Madama. La premier ha chiesto meno polemiche e più confronto, ha attaccato il Superbonus per la centosettantaquattresima volta — “174 miliardi che finiremo di pagare nel 2027” — e ha aperto alla cabina di regia proposta da Calenda, ricordando però che le opposizioni in passato avevano definito tentativi analoghi “una passerella”. Renzi le ha risposto che è una “copia sbiadita” di se stessa, che Trump l’ha sedotta e abbandonata, e che il governo scarica i propri esponenti quando diventano un problema, citando il caso Santanchè. Lo scontro rituale si è consumato secondo i canoni consueti: vivace, prevedibile, sostanzialmente ininfluente.
Nel frattempo il governo accelera sulla legge elettorale: proporzionale puro con un maxi premio di maggioranza per chi supera il quaranta per cento. Centoventisei costituzionalisti hanno firmato un appello di “forte preoccupazione”. Il centrodestra tira dritto, convinto che la stabilità valga qualche forzatura. È il vecchio dilemma italiano: come dare forma alla volontà popolare senza che la forma divori la sostanza. La risposta, storicamente, non l’abbiamo mai trovata.
Sul fronte della sicurezza — parola che oggi abbraccia tutto, dalla guerra alle banche dati rubate — emerge dall’inchiesta della Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri un affare di spionaggio interno di proporzioni notevoli: ottantacinque indagati, ventinove misure cautelari, agenti di polizia e dipendenti pubblici che saccheggiavano le banche dati strategiche dello Stato e rivendevano le informazioni riservate di migliaia di cittadini, incluse personalità note, secondo un preciso tariffario. È il mercato nero dell’identità altrui, prospero nell’ombra delle istituzioni che dovrebbero tutelarla. E poi c’è la nipote di La Russa, alla quale l’ENEL ha affidato incarichi per novantamila euro complessivi, scelta — spiega l’avvocata — per i suoi onorari bassi. La politica italiana ha un talento insuperabile nell’ironia involontaria.
I due cacciamine italiani sono pronti a salpare da Palermo e Augusta verso lo Stretto di Hormuz. Ma salpare quando, e verso cosa? Tajani e Crosetto hanno chiarito alle commissioni Esteri e Difesa che l’intervento avverrà solo se e quando ci sarà la pace, con l’approvazione del Parlamento. È la proiezione della potenza all’italiana: condizionata, cauta, comunicata in anticipo. Il che ha il pregio della trasparenza e il difetto di rendere la deterrenza piuttosto domestica.
In questo quadro di mezze misure e polemiche parlamentari, il Paese va avanti con la sua vita propria. Il Giro d’Italia attraversa Paestum e arriva a Napoli. Il Salone del Libro apre a Torino, trentottesima edizione, con il titolo “Il mondo salvato dai ragazzini” — una scommessa che ha il sapore di un augurio più che di una certezza. Sinner scende in campo agli Internazionali di Roma. A Bordeaux, su una nave da crociera, un norovirus ha ucciso un passeggero di novantadue anni e messo in quarantena oltre settecento persone: anche le epidemie hanno i loro confini, anche loro attraversano i porti.
Il governo Meloni è nel frattempo diventato il secondo più longevo della storia repubblicana. La premier lo ha dichiarato il due maggio, senza celebrazioni, con quella sobrietà calcolata che le riesce meglio della grandeur. “Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte.” Può darsi. In ogni caso è un dato di fatto, e i dati di fatto in Italia sono sempre una notizia.
Fuori dai palazzi, il paese reale manda avanti le sue giornate. Un giovedì di maggio con l’allerta gialla su metà Nord Italia, Sonia Bottacchiari ritrovata sana e salva con i suoi figli dopo tre settimane di sparizione — allontanamento volontario, nessun dramma, solo la scelta silenziosa di scomparire per un po’. A volte viene voglia di capirla.





