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Credo che non sarebbe del tutto irragionevole suggerire che ciò che è stato celebrato in questo Giubileo venga compreso alla luce di questo Vangelo e della chiamata che Gesù ci rivolge a comprendere il significato del comandamento principale: «Amare Dio e amare gli altri come sé stessi». Ma qui incontriamo una sfida molto impegnativa: nella vita quotidiana corriamo spesso il pericolo di perdere il senso dell’amore verso i più piccoli dei fratelli di Gesù, i più poveri. Sant’Agostino mette frequentemente in relazione la perdita del senso religioso con l’indifferenza verso il povero, specialmente nei suoi commenti alla parabola del povero Lazzaro.
Testimoniare un’autentica povertà evangelica deve costituire una priorità nel fronteggiare le sfide della secolarizzazione. L’ingiusta povertà che segna il mondo contemporaneo, insieme allo scandalo dell’accumulo crescente dei beni e alla mancanza di solidarietà tra i cristiani, rappresenta infatti un ostacolo alla nuova evangelizzazione. È dunque urgente riscoprire il senso della povertà evangelica e, per le persone consacrate, individuare forme attuali e credibili di fedeltà al voto di povertà. Occorre recuperare uno stile di vita che ci renda liberi dal peso del materialismo e del consumismo, per poterci impegnare con maggiore efficacia nella promozione della giustizia sociale e dei diritti umani, animati dal desiderio di essere solidali con i poveri, capaci di condividere generosamente ciò che possediamo e di offrire una testimonianza autentica dei valori umani e cristiani legati al lavoro e all’uso dei beni materiali.
Guidati da questa dimensione evangelica, che ci rende più presenti nel mondo, possiamo cogliere il vero significato di ciò che vuol dire oggi essere una «fiaccola» che illumina il cammino degli uomini. Anzitutto la «fiaccola», la «luce», è il segno della presenza di Gesù. La sua è una fiaccola che illumina sempre, anche quando sembra che il testo di Matteo 25 possa apparire un’utopia, perché vediamo ancora molta gente che ha fame, ha sete, vive nella solitudine… Di fronte a questa realtà, Gesù ci chiama a essere luce nel mondo, testimoni, segni di speranza.
E allora noi, attingendo all’unica fiaccola, diventiamo quelle piccole luci che non si spengono mai perché si alimentano continuamente a Gesù Cristo, al suo Vangelo e sanno cogliere l’insegnamento di sant’Agostino, il quale prima di scriverlo lo ha incarnato nella sua esistenza, una vita spesa per gli altri. Come queste lampade rimangono sempre accese intorno alla tomba del nostro santo padre, così anche i nostri cuori porteranno la luce di Cristo, rendendoci pronti a servire con generosità ed entusiasmo. Questa esperienza della fiaccola presenta un significato al tempo stesso avvincente e impegnativo: «Fiaccola del dialogo tra le due sponde del Mediterraneo». Il dialogo è, secondo le parole di Paolo VI, «un modo d’esercitare la missione apostolica; è un’arte di spirituale comunicazione». Sant’Agostino è l’uomo del dialogo, perché visse un confronto ininterrotto con Dio al quale indirizzò quella che è stata definita una lunga lettera: la sua opera più famosa, Le Confessioni. Più che con l’Essere Assoluto della fede, Agostino parla con l’Amico Vivente che si rivela e agisce nel singolo uomo, chiamandolo a interpretare una storia unica e diversa per ciascuno. Così il mondo e l’esistenza ricevono nome e paternità. «Se vi è un uomo convinto di ciò, questo è sant’Agostino». Egli dialogò con tutta la cultura dell’antichità e «si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera, e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi».
Come cristiani, è necessario assumere il proposito sincero di essere sempre uomini e donne di dialogo, a partire dalle persone che vivono con noi ogni giorno: i nostri confratelli, le nostre consorelle, i familiari, le persone con le quali ogni giorno lavoriamo e viviamo gomito a gomito. Solo così diventerà più facile promuovere un dialogo anche con chi è diverso da noi, con chi non professa la nostra stessa religione e non la pensa come noi. Chiediamo al Signore che gli Agostiniani, le Agostiniane e tutti gli uomini e le donne di buona volontà possano percorrere questo cammino che ci rende credibili, perché il mondo oggi ha bisogno di testimoni. Nelle parole di Giovanni Paolo II: «Annunciare Cristo significa soprattutto esserne testimoni con la vita. Si tratta della forma di evangelizzazione più semplice e, al tempo stesso, più efficace a vostra disposizione. Essa consiste nel manifestare la presenza visibile di Cristo nella propria esistenza, attraverso l’impegno quotidiano e la coerenza con il Vangelo in ogni scelta concreta. Oggi il mondo ha bisogno innanzitutto di testimoni credibili».
Un testo inedito del 2006 come anticipazione del primo libro del papa, che esce oggi a un anno dalla elezione (il prossimo 8 maggio).
Alla scuola di sant’Agostino di fronte alle sfide della storia, Libreria editrice vaticana (pp. 560 – euro 26) in libreria da oggi, sarà presentato mercoledì a Roma, giovedì a Napoli, venerdì a Firenze, sabato 16 al Salone del libro di Torino. libreriaeditricevaticana.va





