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15 Aprile 2026
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15 Aprile 2026Si è tenuta in questi giorni a Firenze una doppia agenda istituzionale e finanziaria attorno al futuro del gruppo Kering, il colosso del lusso francese proprietario di Gucci, Yves Saint Laurent e Alexander McQueen, tra i brand più radicati nel tessuto produttivo della Toscana.
Luca de Meo, amministratore delegato del gruppo, ha incontrato mercoledì il presidente della Regione Toscana, la sindaca metropolitana Sara Funaro e la sindaca di Scandicci Claudia Sereni per illustrare le linee del piano di rilancio, già denominato internamente “ReconKering”. Il giorno successivo, giovedì, si è svolta invece la sessione riservata agli investitori, chiusa alla stampa e alle rappresentanze sindacali.
La posta in gioco è alta. Quasi quattromila lavoratori sono impiegati negli stabilimenti del gruppo in provincia di Firenze, con il cuore pulsante a Scandicci, dove Gucci dispone di due sedi operative e Yves Saint Laurent di una struttura di recente apertura. L’incontro con le istituzioni locali puntava non tanto a comunicare numeri quanto a offrire un quadro di orientamento sulle mosse future, in un momento in cui l’intero distretto della pelletteria attraversa una delle crisi più profonde della sua storia recente.
Le premesse della settimana non erano confortanti: il gruppo ha annunciato contestualmente il taglio di un terzo della forza lavoro del brand McQueen, con 54 esuberi su 181 dipendenti, il primo marchio del gruppo a essere formalmente ristrutturato.
I sindacati hanno chiesto trasparenza piena sul piano industriale e garanzie concrete sui livelli occupazionali. La Femca Cisl, in particolare, ha ribadito l’attesa di misure che sostengano non solo i lavoratori diretti ma anche la filiera esterna, già duramente colpita. La prima vittima nell’indotto era stata GT, azienda intermedia di Scandicci, già uscita dal sistema prima che il piano venisse presentato.
È proprio sulla filiera che si concentra la maggiore incertezza: su di essa dovrebbe ricadere la produzione non più esternalizzata dal gruppo, ma a quali volumi e a quali condizioni resta ancora da definire. Nel frattempo, il distretto comincia a interrogarsi anche su possibili scenari di riconversione, nell’eventualità che il quadro si facesse ancora più critico.
Le parole di de Meo sono attese da un territorio che nel lusso ha costruito decenni di eccellenza manifatturiera. Il distretto attende risposte concrete.





