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15 Aprile 2026Ricercatori del Cnr-Igg e dell’Ingv hanno partecipato allo studio guidato dall’Università di Ginevra Volumi ricchi in fluidi magmatici per migliaia di km3 in Toscana rilevati dalla tomografia del rumore sismico
AMIATA
In Toscana, nel sottosuolo delle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata, ci sono volumi di migliaia di chilometri cubi ricchi in fluidi magmatici a tra 8 e 15 chilometri di profondità. Un team di ricerca dell’Università di Ginevra con l’Istituto di geoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha pubblicata una ricerca su Communications Earth & Environment che si è avvalsa della tecnica di tomografia del rumore sismico ambientale. Corpi magmatici di queste dimensioni sono paragonabili a quelli che alimentano i cosiddetti “supervulcani” come il Parco Nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti, il lago Toba in Indonesia o il vulcano Taupo in Nuova Zelanda, che ospitano sotto la superficie immensi serbatoi di magma. Grandi volumi di magma possono rimanere nascosti e insospettati in profondità nella crosta terrestre, come nel caso della Toscana. «Sapevamo che questa regione è geotermicamente attiva, ma dei serbatoi magmatici così grandi erano difficili da immaginare. Non c’è pericolo di attività vulcanica imminente, ma questo ritrovamento ha dello straordinario» spiega Matteo Lupi, professore al Dipartimento di Scienze della Terra all’Università di Ginevra. Per questa ricerca è stata utilizzata la tecnica della tomografia del rumore ambientale. «Si tratta di un metodo che permette di ‘radiografare’ la crosta terrestre sfruttando le vibrazioni che sono continuamente generate dalle onde oceaniche, dal vento o dalle attività antropiche – aggiunge Domenico Montanari – La propagazione di questi segnali viene captata da sensori sismici in superficie. Quando le onde sismiche si propagano con velocità basse, ciò può indicare zone di accumulo di rocce parzialmente fuse, associabili ad un serbatoio magmatico». L’analisi delle registrazioni ha permesso di ricostruire un’immagine tridimensionale della struttura interna dell’area investigata. «Questi risultati sono importanti sia per la ricerca che per le applicazioni pratiche, in primis per quantificare il potenziale geotermico di una regione. Oltre al loro grande interesse scientifico, questi studi mostrano che la tomografia da rumore sismico ambientale può essere uno strumento chiave per la transizione energetica», conclude Gilberto Saccorotti (INGV). Infine, la scoperta apre la strada a metodi di esplorazione più rapidi ed economici anche per individuare litio ed elementi delle terre rare, la cui formazione è strettamente legata ai sistemi magmatici profondi.





