
Pista dei cavalli, le regole. Quanto costa l’abbonamento
12 Maggio 2026
Il comunicato stampa di MPS è un testo costruito con cura. I titoli in maiuscolo enfatizzano i successi, le note a piè di pagina contengono le qualificazioni che li ridimensionano. Vale la pena leggere entrambi i livelli.
Il confronto che non torna
Il dato più sbandierato è l’utile netto di 521 milioni. Ma questo numero include 216 milioni che vengono da Mediobanca, acquisita solo nel settembre 2025. Se guardiamo la banca storica, quella senese, l’utile scende a 305 milioni contro 413 dello stesso trimestre dell’anno scorso: una contrazione del 26%.
Questo dato viene riportato correttamente, ma è sepolto nelle tabelle, non nei titoli. E richiede una precisazione importante: sul piano della gestione corrente la banca in realtà migliora. Il risultato operativo netto della parte senese cresce del 9,5% rispetto all’anno scorso. Il calo dell’utile finale non viene dalla gestione, ma interamente dalla fiscalità.
L’anno scorso la banca godeva di un beneficio straordinario legato alla rivalutazione di crediti fiscali differiti, che aveva prodotto un provento di 16 milioni. Quest’anno paga invece 169 milioni di imposte ordinarie, aggravate dalle misure della Legge Finanziaria 2026, che ha introdotto nuove penalizzazioni per le banche: una quota di interessi passivi non deducibile e un aumento dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive. La differenza fiscale tra i due trimestri supera i 180 milioni, più che sufficiente a spiegare il calo dell’utile finale di 108 milioni. Lo Stato, in altri termini, tassa di più una banca che operativamente va meglio.
Il margine di interesse: il rischio nascosto
Il margine di interesse — cioè la differenza tra ciò che la banca guadagna sui prestiti e ciò che paga sui depositi — è cresciuto appena dello 0,8% su base annua nella parte senese del gruppo. È quasi piatto. La banca attribuisce la tenuta alla crescita dei mutui e al minor costo dei depositi. Ma questo equilibrio è fragile.
La Banca Centrale Europea sta riducendo i tassi di interesse. Questo significa che i prestiti renderanno meno, mentre i correntisti che si sono spostati verso forme di raccolta più remunerative — obbligazioni, depositi vincolati — continuano a costare di più. La forbice tende a stringersi. Il comunicato non quantifica quanto varrebbe per la banca una riduzione di un punto percentuale dei tassi. È l’informazione più importante per capire i prossimi dodici mesi, e non è in questo documento.
Le commissioni: luci e ombre
La banca presenta la crescita delle commissioni come prova della propria trasformazione verso una banca di risparmio gestito e consulenza, meno dipendente dai tassi. Il quadro è più articolato.
C’è un dato genuinamente positivo: su base annua, nella parte senese, le commissioni da gestione e consulenza crescono del 10,9%. È un segnale reale di miglioramento strutturale.
Ma la crescita trimestrale racconta una storia diversa. L’aumento delle commissioni rispetto al trimestre precedente è attribuito esplicitamente, nel comunicato stesso, all’attività di compravendita titoli e collocamento di Mediobanca. Questa è un’attività volatile per natura: dipende dall’andamento dei mercati finanziari e dall’intensità operativa di un singolo trimestre. Non è il risultato della rete senese che vende più prodotti di risparmio ai propri clienti.
Nel frattempo le commissioni della banca commerciale tradizionale calano da 219 a 207 milioni nel trimestre. Il comunicato attribuisce questo calo alla stagionalità: il quarto trimestre 2025 era stato eccezionalmente positivo per i finanziamenti, e il confronto è quindi sfavorevole. È una spiegazione plausibile, ma non esclude che la rete di 1.549 sportelli — rimasta invariata rispetto a dicembre 2025 — fatichi a crescere in modo autonomo.
Il capitale: generoso forse troppo
La banca è ben patrimonializzata, con riserve abbondanti rispetto ai requisiti regolamentari. Ma distribuire il 100% dell’utile come dividendo — come annunciato nel piano industriale — significa non trattenere mai utili per rafforzare ulteriormente il patrimonio. In un solo trimestre, senza ancora aver distribuito dividendi, il rapporto patrimoniale è già sceso di tre decimi di punto per effetto della crescita degli impieghi. Con un rimborso integrale agli azionisti a fine anno, si riparte ogni volta dal punto di partenza. È una scommessa sulla stabilità del contesto. Se arriva una crisi, il margine di manovra è quello che c’è, non di più.
Tre silenzi significativi
Il comunicato non dice quando verrà ceduta la filiale francese MP Banque, classificata ufficialmente come unità in via di dismissione ma ancora consolidata nei conti. La sua vendita è attesa da tempo e non trova soluzione.
Non dice nulla sulle possibili conseguenze della catena di partecipazioni che lega MPS a Mediobanca, Mediobanca ad Assicurazioni Generali, e Generali alla proposta di acquisto su Banca Generali ancora in corso. Questa catena vale 131 milioni di contributo al conto economico trimestrale. Se qualcosa si inceppa in questa sequenza, l’impatto è rilevante.
Non dice infine quanto costerà ancora, nei prossimi anni, la tecnica contabile con cui è stata registrata l’acquisizione di Mediobanca. Questa tecnica produce una perdita contabile ricorrente di circa 64 milioni al trimestre, destinata a durare per tutta la vita delle attività acquisite. Non è una perdita operativa, ma pesa sull’utile finale che viene comunicato agli azionisti.
Il quadro complessivo
MPS è una banca genuinamente migliorata rispetto a cinque anni fa. Il risanamento è reale, i crediti deteriorati sono sotto controllo, i costi sono gestiti con disciplina, la gestione corrente migliora. Ma il comunicato del primo trimestre 2026 racconta una storia più complessa di quella che emerge dai titoli.
Il principale motore di reddito — il margine sui tassi — è sotto pressione strutturale. La crescita delle commissioni che viene presentata come organica dipende in parte da un’attività volatile legata ai mercati. I costi contabili dell’acquisizione di Mediobanca peseranno per anni. E la scelta di distribuire tutto l’utile agli azionisti lascia poco margine per eventi imprevisti.
È una banca che ha risolto i problemi del passato e si è caricata di sfide nuove, più sofisticate e meno visibili. Queste sfide non stanno nei titoli in maiuscolo. Stanno nelle note a piè di pagina.





