
MPS primo trimestre 2026: quello che il comunicato non dice
12 Maggio 2026di Pierluigi Piccini
I 521 milioni di utile netto che MPS ha annunciato martedì non sono un numero sbagliato. Sono un numero incompleto. E l’incompletezza, in questo caso, vale più del dato.
Partiamo dall’unica cosa che conta davvero: la banca senese — quella storica, senza Mediobanca — ha guadagnato 305 milioni, non 521. I restanti 216 milioni vengono dall’istituto milanese, acquisito appena a settembre scorso. Il confronto con i 413 milioni dello stesso trimestre dell’anno precedente, quando Mediobanca non c’era ancora, produce un calo del 26%. Questo dato esiste nel comunicato. Non esiste nei titoli.
Fin qui si potrebbe obiettare: la banca va male. Ma è esattamente il contrario. Il risultato operativo netto della parte senese cresce del 9,5% rispetto all’anno scorso. La gestione migliora. Il calo dell’utile finale viene interamente dalla fiscalità: l’anno scorso un beneficio straordinario da rivalutazione di crediti fiscali differiti; quest’anno 169 milioni di imposte ordinarie, aggravate dalla Legge Finanziaria 2026 che ha introdotto nuove penalizzazioni per le banche. La differenza fiscale tra i due trimestri supera 180 milioni. Lo Stato tassa di più una banca che operativamente va meglio. È una notizia. Non è nei comunicati.
Il secondo punto riguarda il margine di interesse, cioè il cuore del modello di ricavo bancario tradizionale. Nella parte senese cresce dello 0,8% su base annua: quasi piatto. La BCE continua a tagliare i tassi. I prestiti renderanno meno; i correntisti migrati verso forme di raccolta più remunerative continuano a costare di più. La forbice stringe. Il comunicato non dice quanto varrebbe per la banca un punto percentuale in meno di tassi. È l’informazione più importante per capire il 2026, e non c’è.
Le commissioni crescono, ma non tutte allo stesso modo. Su base annua, nella parte senese, quelle da gestione e consulenza salgono del 10,9%: un segnale strutturale positivo. Ma la crescita trimestrale — quella enfatizzata nel comunicato — dipende dall’attività di compravendita titoli e collocamento di Mediobanca: volatile per definizione, legata all’andamento dei mercati, non alla rete di sportelli senese che vende prodotti ai propri clienti.
Tre silenzi pesano sul documento. Nessuna notizia su MP Banque, la filiale francese classificata in via di dismissione da tempo e ancora nei conti. Nessuna parola sulle conseguenze di una eventuale rottura nella catena MPS-Mediobanca-Generali, che vale 131 milioni di contributo trimestrale. E nessuna quantificazione del costo contabile ricorrente dell’acquisizione di Mediobanca — circa 64 milioni al trimestre di perdita da Purchase Price Allocation, destinata a durare per anni.
MPS è una banca genuinamente migliorata. Il risanamento è reale. Ma il comunicato del primo trimestre 2026 è costruito per essere letto in superficie. Chi si ferma ai titoli in maiuscolo vede una storia di successo lineare. Chi legge le note a piè di pagina trova una banca che ha risolto i problemi del passato e si è caricata di sfide nuove, più sofisticate e meno visibili. La differenza tra le due letture è esattamente lo spazio in cui si forma — o si perde — la fiducia degli azionisti.





