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24 Maggio 2026Bobbio e De Felice, il dialogo infinito
Preziosa è la riproposizione per Garzanti del dialogo tra Renzo De Felice e Norberto Bobbio – avvenuto per iniziativa della rivista Reset nella primavera del 1994 – col titolo Italiani, amici nemici, a cura e con una nuova prefazione di Giancarlo Bosetti e Pasquale Chessa. Preziosa non solo per la statura dei personaggi – grande storico del fascismo il primo e insigne filosofo del diritto il secondo. E neanche soltanto per il possibile parallelo tra la stagione in cui, attraverso Berlusconi, è andata al governo Alleanza Nazionale, erede del Msi, e i nostri anni in cui governa un partito, Fratelli d’Italia, proveniente dalla stessa matrice. Ma soprattutto perché sono sollevate questioni, storiche e politiche, tutt’altro che esaurite e per più versi tornate di attualità.
La prima riguarda il significato della Resistenza e le date simboliche dell’Italia postfascista. Uniti dal rispetto per i valori liberal-democratici, i due intellettuali divergono sulla valutazione della Resistenza, assunta da Bobbio in tutto il suo rilievo storico, etico e politico, e ridimensionata da De Felice sia per il suo carattere minoritario sia per l’uso, a suo dire strumentale, fattone dai partiti della sinistra. Da questo differente giudizio scaturisce una diversa opzione sulle date simbolo della sconfitta del fascismo. Per Bobbio il 25 aprile del 1945, festa nazionale della Liberazione dall’oppressione nazifascista, per De Felice l’8 settembre 1943, giorno della resa agli Alleati, che però, proprio per questo, segna, secondo lo storico, “la morte della patria”.
Ma lo stesso concetto di “fatto storico” è inteso diversamente dai due autori. Se per De Felice esso o è vero o è falso, a prescindere dalle possibili interpretazioni, Bobbio, con la sensibilità del filosofo, lo inquadra in una prospettiva ermeneutica. Non esiste una storia puramente oggettiva, indipendente dai presupposti e anche dalle passioni di chi la ricostruisce, anche se questi non ne è del tutto consapevole. Gli eventi storici non sono circostanze naturali o dati materiali. Dipendono, nella loro definizione, oltre che dal punto di vista di chi li interpreta, anche dal contesto in cui sono di volta in volta inscritti. La stessa, monumentale, opera di De Felice lo dimostra: pur trattandosi di una ricostruzione che si attiene sempre ai documenti, risente della propensione anticomunista dell’autore. Come del resto accade per ogni storiografia – cattolica, liberale o comunista.
Nessuna categoria interpretativa è esente da tale condizionamento. Si pensi a quella di “totalitarismo”, che pure ha rinnovato fortemente il dibattito storiografico novecentesco. Lasciando però una serie di questioni aperte, sulle quali Bobbio e De Felice misurano la propria distanza. In gioco è il rapporto tra i vari totalitarismi. De Felice contesta, anche giustamente, l’identificazione del fascismo col nazismo – effettiva solo dopo la promulgazione delle leggi razziali italiane. Bobbio rifiuta, con ancora maggior ragione, l’equiparazione tra nazismo e comunismo: come tenere insieme un’ideologia dell’assoluta uguaglianza con una dell’assoluta differenza biologica? Il problema è che da un punto di vista propriamente storico i fenomeni sono sempre differenti gli uni dagli altri. Ma, da un punto di vista politico, posizioni divergenti possono essere unite da un nemico comune. Così, contro il nazifascismo, comunismo e democrazia sono stati dalla stessa parte. Contro il comunismo, liberalismo e fascismo possono arrivare ad allearsi.
Resta la domanda di fondo che sottende l’intero dialogo: il fascismo è definitivamente alle nostre spalle? Nella risposta non bisogna arrendersi alla semplificazione. Dire che oggi l’Italia è un Paese fascista rischia di far capire poco sia dell’Italia contemporanea sia del fascismo. Ma pensare che il fascismo sia un capitolo definitivamente chiuso espone al suo ritorno sotto altre vesti. La storia è come un grande iceberg, di cui solo la parte superiore è visibile. Il suo ventre profondo è popolato da lugubri fantasmi, in attesa delle condizioni propizie per risalire in superficie. Basta assai poco a farli ridestare.
Il libro
Italiani, amici nemici di Norberto Bobbio e Renzo De Felice (Garzanti, pagg. 112, euro 5,90)





