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La fine delle linee
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Si è soliti pensare alla pace come a un fine, e ai suoi operatori come a benefattori disinteressati. La realtà delle missioni di pace dell’ONU è più ruvida e più interessante: mantenere la pace altrui è diventato, per un certo numero di Stati africani, un raffinato strumento di politica estera e una fonte di reddito tutt’altro che trascurabile. I caschi blu rendono due volte.
Il meccanismo è limpido. Per ogni soldato schierato sotto bandiera dell’ONU, l’organizzazione rimborsa allo Stato d’origine una cifra fissa — intorno ai 1.448 dollari al mese; quello Stato la ridistribuisce poi come crede, e il margine tra ciò che incassa e ciò che spende per i propri uomini diventa, a tutti gli effetti, una voce di bilancio. Il Ruanda di Paul Kagame, con i suoi oltre quattromila uomini dispiegati, vede teoricamente accreditarsi per un solo mese quasi sei milioni di dollari per i soli soldati. Ma il guadagno economico è forse il meno significativo. Schierare i propri militari nei teatri di crisi del continente — come ha fatto il Ciad con la missione in Mali tra il 2013 e il 2023 — significa accreditarsi come attore indispensabile, conquistare posti di comando nell’Unione africana e nelle organizzazioni multilaterali, trasformare l’argomento morale delle «soluzioni africane ai problemi africani» in pura leva d’influenza. La generosità si fa strategia, e la strategia rendita.
Non c’è cinismo nel constatarlo, c’è realismo. Questi Stati non sono ipocriti: hanno semplicemente compreso prima di altri che nel disordine contemporaneo la capacità di proiettare ordine — o anche solo di apparire come chi lo proietta — vale quanto le materie prime. Il rischio, semmai, è un altro: che la pace, una volta diventata mercato, smetta di essere fine e si riduca a posizione da mantenere. Una missione che frutta troppo è una missione che nessuno ha interesse a concludere. È qui che la più nobile delle imprese rischia di rovesciarsi nel suo contrario, e che converrebbe tenere gli occhi aperti: non su chi va a portare la pace, ma su chi avrebbe interesse a che la guerra non finisca mai del tutto.





