
A Roma, nel giugno del 2026
7 Giugno 2026
O Madre
7 Giugno 2026SPETTATORI PER UNA SETTIMANA
NUOVO CINEMA MANCUSO
Una guida Michelin delle sale
A leggere certe notizie ci sentiamo come sul Titanic, con l’orchestrina che suona, i camerieri che servono le signore in lungo e un bell’iceberg che galleggia tranquillo, neanche lui si diverte se va a sbattere. Per festeggiare i suoi cent’anni – cadono nel 2027 – l’Academy che ogni anno assegna gli Oscar ha deciso di premiare i cinquanta migliori cinema del mondo. Sicuro, cinema intesi come sale cinematografiche – quei posti che i trentenni in fila davanti alle sale per vedere “Backrooms”, il film campione di incassi del giovane talento Kane Parsons, forse non hanno mi frequentato (la recensione del film è in questa pagina).
L’iceberg se ne va a spasso nell’oceano, e l’Academy vuole premiare – tipo: una menzione e una targa luccicante da piazzare nell’atrio – 25 cinema in USA e altri 25 nel resto del mondo. Una sorta di guida Michelin con le stellette, le minuscole cineprese, magari il divieto di popcorn. Per premiare cosa? Qui dobbiamo citare, testuale: “L’eccezionale esperienza per lo spettatore, l’atteggiamento rispettoso e conservativo verso la storia del cinema, l’ancoraggio culturale per la comunità” (la traduzione zoppica, ma con certi concetti c’è poco da fare).
Sono cinema che devono funzionare tutto l’anno – non valgono le arene estive. Proiettando le ultima novità oppure rassegne di vecchi film. Riservando particolare attenzione all’inclusione e alla diversità di esperienze. Anche le “concession” – che per il pubblico Usa significano popcorn, vasche di gelato, e ogni altra cosa utile a muover le ganasce rumorosamente – dopo aver scartocciato l’involucro – devono essere di prima scelta. Non è chiaro se vuol dire “solo roba dietetica”, oppure “caramelle senza carta”, oppure niente di niente, siamo lì per un film e qualsiasi umano, passata l’età neonatale e la prima infanzia, riesce a star lontano dal cibo per un paio d’ore.
I biglietti a prezzi abbordabili non sono tenuti in considerazione. Un riguardo per i poveretti privi di gusto, e uso di mondo, che giudicano dai soldi spesi. Partecipare costa dai 250 ai 450 dollari, sconto per chi arriva prima. Non vogliamo pensare a quale, tra le sale italiane, potrebbe concorrere, e magari vincere.. La nostra esperienza recente sono le sale vuote del giovedì pomeriggio, e il dannato intervallo non si sa per cosa.
Vogliamo umilmente ricordare che alcuni – tanti, diciamo la verità – tra i migliori film della nostra vita li abbiamo visti in sale pulciose. E così speriamo di voi. La gente non va più al cinema, ma non è colpa delle poltrone scomode. Sono i film che spesso non valgono la fatica, il parcheggio, la concorrenza con le piattaforme che paghiamo anche se non le usiamo. Un nastro azzurro e una targa non cambieranno le cose.
REBUILDING – COME L’ACQUA PER IL FUOCO
di Max Walker-Silverman, con Josh O’ Connor, Lily LaTorre
Certo
che abbiamo promesso di non commentare più le fantasie dei titolatori italiani. Ma trasformare la ricostruzione in un incendio da spegnere va al di là delle più sfrenate fantasie. L’incendio è già successo, quando il film inizia. Josh O’Connor guarda gli alberi carbonizzati e i resti della casa dove viveva, del recinto per il bestiame non è rimasta traccia. Lui si ritrova in una roulotte, anche malandata. La figlia che viene a trovarlo chiede “dov’è il wifi?” e poi ricorda che la mamma le ha spiegato tutto: “Da papà è come campeggiare”. Cinque minuti di calma, e un’altra domanda “puoi essere un cow boy senza mucche?”. In effetti è difficile, Josh O’Connor va a chiedere un prestito in banca ma la reazione dell’impiegato scoraggerebbe anche uno più coraggioso di lui. L’attore è bravo, sempre. Ma ora dovrebbe trovarsi un ruolo “di svolta”, dimostrando che non reciterà soltanto personaggi all’insegna della desolazione e della tristezza. Oppure atterriti di fronte al mistero dell’universo – nel prossimo film di Steven Spielberg, “Disclosure”, in uscita l’11 giugno prossimo: “Non siamo soli”, ribadisce il maestro di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Il cow boy senza mucche viene invitato dai vicini a mangiare i peperoncini arrostiti, poi l’ex moglie gli porta i giocattoli e i vestiti della figlia. Per i compiti, come tutti, sfruttano il wifi della biblioteca. L’attrice Lily LaTorre è bravissima, mai sdolcinata.
SCARY MOVIE
di Michael Tiddes, con Marlon Wayans, Shawn Wayans, Anna Faris, Regina Hall
Estate
vuol dire horror. D’accordo, sono anni che lo diciamo e cominciamo a annoiarci da noi (impresa audace, riesce solo a chi per anni, anzi per decenni, ha considerato il cinema una fonte inesauribile di divertimento). Questo “Scary Movie” – sarebbe il sesto della saga. Voleva essere una parodia dei film dell’orrore, titolo dopo titolo è diventato a sua volta qualcosa da dissacrare. In sala c’è anche “Obsession” di Curry Barker: un amor fou scatenato da un “salice dei desideri”, variazione su “La zampa di scimmia”: il racconto evocato da Stephen King in “Danse macabre”. Vale a dire: “Stai attento ai desideri che esprimi, potrebbero realizzarsi” – qui il malcapitato brama “sopra ogni cosa” l’amore della ragazza Nikki, e saranno guai. All’estremo opposto – per originalità e intelligenza – c’è “Backrooms” di Kane Parsons (vedi articolo in questa pagina). Tornando a “Scary Movie”, si configura qui lo “scavalco” di una saga in via di esaurimento: siamo al numero sei, ma nel titolo non c’è. Questo “Scary Movie”, 26 anni dopo il capostipite, si presenta come “seguito spirituale” dei primi due film – beati voi se li ricordate nei dettagli. Torna la maschera con la smorfia – da allora non guardiamo più “L’urlo” di Edvard Munch (dipinto nel 1893) con la stessa angosciata partecipazione per il dolore della creatura sul ponte. A nulla serve la storia dell’arte. Tornano gli amici di allora, riuniti dalla minaccia del killer mascherato.
BACKROOMS
di Kane Parsons, con Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Mark Duplass, Lukita Maxwell
Kane
Parson ha 20 anni. Ha scritto (con Will Soodik) e diretto questo film bellissimo e spaventoso – a seconda della sensibilità di chi guarda, sangue ce n’è quasi niente ma non tutti gradiscono scivolare in un cunicolo buio, né vagare per stanze gialline, pareti e pavimento, che si aprono su altre stanze gialline. Ma la svolta è quasi sempre cieca, non si capisce cosa stia dell’altra parte e si sentono voci. Prima, si era dilettato con le “backroom”, fenomeno internettiano che raccoglie fotografie – prese dal vivo o artificiali – di retrobottega non troppo illuminati. Un giovanotto da tenere d’occhio, il film ha incassato finora 135 milioni di dollari. Non sa nulla di storia del cinema – tutti gli intervistatori ci provano: e allora “Shining”? e allora “Il sesto senso”? ma lui non li ha neppure sentiti nominare. Benevolmente concede: “Avrò tempo più avanti”. Intanto riempie le sale, perfino in in Italia nel primo fine settimana estivo. La bravura viene premiata, solo questo si può dire. Siamo negli anni 90 – per via del solito problema con gli smartphone, bisogna levarli di mezzo. Chiwetel Ejiofor è un architetto fallito, separato dalla moglie e pure alcolista. Lavora in un enorme negozio di mobili a poco prezzo. Per attirare la clientela si veste da pirata con la gamba di legno. Dorme nel reparto camere da letto. Una notte si appoggia alla parete, e “passa” dall’altra parte. Limbo o inconscio? La terapeuta è perplessa.
22° BIOGRAFILM
dal 6 al 18 giugno, 20 documentari in anteprima, in streaming su My movies one
Mettendo
a tacere i puristi – ci sono sempre, nel calcio come nel cinema, per non parlare di chi non legge su kindle – un festival del cinema in streaming è meglio di nessun festival. (Tra un po’ ce ne staremo a casa anche da Cannes, inutile farsi deportare sulla Croisette per vedere solo un paio di film made in Usa, beninteso indipendenti, e invece assistere ai festeggiamenti della saga rombante “Fast & Furious”, targata Universal). “Biografilm” celebra le biografie e i racconti di vita – da 22 anni, in anticipo sulla narrativa. Una ventina sono in streaming, per chi non abita a Bologna, tradizionale sede del festival diretto da Chiara Liberti e Massimo Benvegnù (in presenza, dal 5 al 15 giugno). Tra le anteprime, “La fata” di Bruno Bigoni e Luca Schilirò: le giornate di Isabella, dominatrice e digital sex worker. “Spirit Animal” di Yuri Pirondi e Inês von Bonhorts racconta tre famiglie nomadi in Mongolia, fuori dal mondo ma non del tutto. Un documentario è dedicato alla piattaforma “Iraqi Women’s Rights”, che dà voce e protezione alle donne in Iraq. Il documentario irlandese (del nord) “Magilligan” racconta la rieducazione di un detenuto, bada alla pecore del carcere. “Soap Fever” di Inka Achte illustra il legame tra la soap opera “Beautiful” e la crisi economica finlandese degli anni 90. Va detto che lassù sono sensibili: i tanghi nei film di Aki Kaurismäki furono importanti dal governo per rallegrare la popolazione.





