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19 Ottobre 2026Schlein si candida a Palazzo Chigi «con o senza primarie»: la sfida a Conte apre la partita del centrosinistra
Elly Schlein ha rotto gli indugi. Dal palco della Nuvola all’Eur, davanti all’Assemblea nazionale del Partito democratico, la segretaria si è detta pronta a guidare il centrosinistra come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie. L’assemblea le ha dato quello che chiedeva: la proroga del mandato alla guida del partito e un ordine del giorno che, in caso di primarie di coalizione, la designa come candidata del Pd. Sono arrivati 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti. Questi ultimi sono i riformisti, che per voce di Lorenzo Guerini hanno contestato una deroga che a loro giudizio viola lo statuto.
La formula scelta è più sottile di quanto sembri. Schlein non pone ultimatum: dice prima il programma comune, poi la guida, perché chi guida deve rappresentare tutta l’alleanza e non soltanto il proprio partito. E indica due strade possibili, entrambe legittime ai suoi occhi: o la leadership va al partito con più consenso, come accade nelle democrazie europee, oppure si fanno le primarie, che secondo lei sarebbero una festa e non una divisione. In entrambi i casi il risultato atteso è lo stesso, ed è questo che Giuseppe Conte ha colto subito, rispondendo da Frosinone che per la segretaria le alternative sono due: o è lei la candidata, o si va ai gazebo.
Il leader del Movimento 5 Stelle, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale a inizio ottobre, aveva chiesto primarie il prima possibile e un passo indietro di tutti i leader, con il programma da scrivere subito. Ora si trova davanti una segretaria che ha blindato il partito e ha spostato su di lui il peso della scelta. Se rifiuta le primarie, accetta implicitamente il criterio del consenso, che oggi favorisce il Pd. Se le accetta, dovrà misurarsi in una sfida che, secondo lo schema che circola, sarebbe a turno unico tra lui e Schlein. Giorgio Gori, dal fronte riformista, chiede invece una competizione aperta.
C’è poi un dettaglio che rivela l’impostazione del discorso: l’accenno a un’altra donna che, a detta di Schlein, non avrebbe contribuito a migliorare l’idea di leadership in questo Paese. La sfida è rivolta a Conte, ma il bersaglio vero è Giorgia Meloni. La segretaria vuole presentarsi come l’alternativa diretta, non come una figura di mediazione tra partiti.
Resta il punto che l’assemblea non ha risolto: il programma con il Movimento 5 Stelle, Avs e +Europa ancora non c’è. Su politica estera, Ucraina, difesa europea ed energia le distanze tra i potenziali alleati sono reali. Chi ha fatto l’amministratore sa che le coalizioni si reggono sulle cose da fare, non sui nomi. Schlein ha messo il programma al primo posto nelle parole, ma ha messo se stessa al primo posto nei fatti. Se il centrosinistra vuole essere credibile dovrà invertire davvero l’ordine, prima che la competizione sulla leadership consumi le energie che servono a costruire un progetto di governo.





