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C’è un’immagine che resta più di altre nella cronaca di questi giorni: una bandiera bruciata a metà, ancora appesa alla finestra perché il fuoco non è riuscito a consumarla tutta. È successo a Piancastagnaio, nella notte di venerdì, e non per la prima volta. Qualcuno ha dato alle fiamme la bandiera palestinese esposta da un cittadino alla propria casa. Lui ha risposto senza rabbia, con parole che meritano di essere ricordate: mi dispiace per te, chiunque tu sia, ma tu le bruci e io le rimetto.
In quella frase c’è più senso civico di quanto ne trovi in molti comunicati. C’è il rifiuto di lasciare che la paura decida al posto nostro, e la consapevolezza che il gesto non nasce dal nulla, ma da un clima in cui un’idea diversa viene vissuta come un’offesa da cancellare.
Il punto non è cosa si pensi della guerra in Medio Oriente. Ciascuno ha il diritto di avere la propria opinione e di esprimerla, e non spetta a un’amministrazione comunale stabilire quale sia giusta. Il punto riguarda tutti: esporre un simbolo dalla propria finestra è una libertà garantita dalla Costituzione, e nessuno può sentirsi autorizzato a toglierla con un accendino. Chi lo fa non colpisce solo una bandiera. Mette a rischio una casa, chi la abita, i vicini. Un incendio notturno sotto una finestra non è una provocazione, è un pericolo.
Per questo l’amministrazione ha preso posizione subito, condannando l’accaduto ed esprimendo vicinanza alle famiglie coinvolte, con fiducia nel lavoro dei carabinieri di Montepulciano che stanno ricostruendo i fatti. Ma una condanna serve a poco se resta isolata. Serve che la comunità la faccia propria.
Piancastagnaio conosce il valore della convivenza. È cresciuto tra partenze e ritorni, nella fatica del lavoro, nelle discussioni accese in piazza e nei circoli. Qui ci si è sempre divisi, anche duramente, ma dentro un patto non scritto: si parla, si litiga, ci si guarda in faccia. Non si colpisce di notte, di nascosto, senza nome.
C’è qualcosa di vile nell’anonimato di chi brucia. Chi la pensa diversamente può dirlo, scriverlo, appendere un’altra bandiera. Lo spazio pubblico di un paese democratico è fatto di simboli che convivono e si contraddicono, che costringono a pensare. Ridurlo al silenzio con il fuoco impoverisce tutti, anche chi crede di aver vinto una piccola battaglia.
La prima volta poteva sembrare una bravata, la seconda è una scelta. E a una scelta bisogna rispondere con chiarezza: Piancastagnaio resterà un paese in cui ci si confronta, non ci si intimidisce. Quella bandiera bruciata a metà, rimasta al suo posto, lo dice meglio di qualsiasi discorso.





