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6 Novembre 2026
𝐏𝐢𝐚𝐧𝐜𝐚𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚𝐢𝐨, 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝟏𝟏𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐢. 𝐋𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢
6 Novembre 2026Il Comune abdica al suo ruolo di organo supremo del Palio e lascia campo libero ai tribunali
Pierluigi Piccini
Le proposte di sanzione per le Carriere del 2026 non vanno giudicate per la loro leggerezza, ma per ciò che rivelano: un processo di deresponsabilizzazione dell’organo supremo del Palio. Il Comune, che della Festa è titolare, regolatore e giudice, sta rinunciando al suo ruolo.
Basta mettere a confronto le motivazioni e i provvedimenti. Sul Nicchio il giudice paliesco scrive di una presenza pericolosa in pista fin dal secondo giro, di turbamento alla Festa, di pregiudizio all’ordine pubblico e alla sicurezza di fantini e cavalli, di un evento prevedibile che la Contrada aveva l’obbligo di contenere. Sulla Torre parla di una condotta nota alla città, documentata dai video. Sui fantini ricorda che la violazione del Regolamento resta accertata anche quando non è volontaria. Poi arrivano le sanzioni: nessuna squalifica, deplorazioni, censure, ammonizioni, diffide. Il Comune accerta, ma non decide. Descrive la gravità, ma non se ne assume il peso.
Nessuno pensa che una sanzione severa possa sottrarre il Palio alla giustizia ordinaria: i tribunali possono intervenire comunque. Ma l’autonomia della Festa non si è mai fondata su un’esenzione, bensì su una prova. La prova che la città sa governarsi da sé, che le sue regole producono conseguenze, che chi mette a rischio uomini e cavalli paga un prezzo dentro il Palio prima ancora che fuori. È questa prova che scoraggia i comportamenti alla mossa e in pista, e che per decenni ha convinto Prefettura, Questura e magistratura a considerare la giustizia paliesca un presidio sufficiente. Un Comune che certifica la gravità dei fatti e poi rinuncia a sanzionarli quella prova la smentisce da sé. E allora la giustizia ordinaria resta l’unica a produrre effetti reali, l’unica che contradaioli e fantini abbiano motivo di temere.
Cosa significhi, la città lo ha letto proprio in questi giorni: i contradaioli dell’Onda processati per i fronteggiamenti del 2015 sono stati prosciolti per prescrizione dopo oltre undici anni, anni vissuti da loro e dalle loro famiglie nel peso e nell’incertezza del giudizio. Ecco cosa accade quando il Palio esce dal Palio. E nelle memorie difensive di quest’anno si sono già invocati la legge sul procedimento amministrativo e il codice di procedura penale: il linguaggio dei tribunali è entrato nella giustizia paliesca.
Da anni Siena lamenta che la magistratura non capisce il Palio e invade un mondo che ha le sue regole e i suoi giudici. Ma quei giudici contano solo se giudicano. Il sopravvento della giustizia ordinaria non nasce da un’invasione, nasce da un’assenza. Poi non ci si può lamentare: quello spazio glielo si concede, un provvedimento alla volta.
Per i fantini vale lo stesso. La sanzione è l’unico strumento che la città ha su di loro, e da essa capiscono fin dove si può spingere la mossa. Un nerbo usato ripetutamente fra i canapi chiuso con una diffida, una lunga sosta al verrocchio che non impedisce di correre l’anno dopo, dicono che il Regolamento è negoziabile. Non è indulgenza: è lasciarli soli davanti a conseguenze che non deciderà più la città.
Né la Giunta potrà correggere. Le memorie difensive spingono in una sola direzione, e nessuna Giunta smentirà il proprio assessore per essere più severa di lui. La scelta di non scegliere è già fatta.
Il potere sanzionatorio sul Palio non è mai stato una giustizia domestica. È stato il fondamento dell’accordo fra Siena e lo Stato: la città sa regolarsi da sé, dunque non serve che altri intervengano. Il sindaco ne è stato il garante davanti a Prefettura, Questura e ministero dell’Interno. Essere l’organo supremo del Palio significa essere il punto in cui la responsabilità si ferma. Se quel punto si sposta, il vuoto lo riempiranno la Commissione di Vigilanza a maggio e i tribunali con i loro tempi. E la Festa smetterà di essere tutelata dalla città per cominciare a essere giudicata da altri.





