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Riprendiamo da «Eterno Dylan», il reportage di Vittorio Bongiorno sul primo dei tre concerti italiani di Bob Dylan, alla Unipol Dome di Milano, prima delle date di Roma e Bologna. Bongiorno racconta una serata cominciata con una specie di rito di spoliazione: all’ingresso i quindicimila spettatori hanno consegnato telefoni, fotocamere e occhiali smart, con la minaccia di essere accompagnati fuori in caso di trasgressione. Qualcuno si è arrangiato con binocoli da campeggio e macchine fotografiche giocattolo, e l’attesa, in un palazzetto spoglio, aveva il tono sommesso di una chiesa.
Alle nove una piccola figura incappucciata è comparsa dietro il pianoforte e ha attaccato «Watching the River Flow», un brano del 1971. Ha ottantacinque anni, la voce è fragile, ma la scelta indica una serata di rock and roll venato di blues. Accanto a lui c’erano due chitarristi entrati da poco nella band, il californiano Julian Lage e il bluesman di Chicago Joel Paterson, insieme alla batteria di Anton Fig e al basso di Tony Garnier, che accompagna Dylan dal 1989. «Love Sick» suona cupa e spezzata, con un pubblico che prova a fargli da coro senza mai riuscire a seguirlo. «Tangled Up in Blue» diventa una nenia per piano e voce, con la protagonista femminile volta al maschile. Il palazzetto ha un audio inadatto, alcuni se ne vanno, molti non riconoscono le canzoni. Eppure Dylan continua a dilatare tempo e spazio a suo piacimento, come ha fatto lungo tutto il suo «Never Ending Tour», iniziato idealmente al Greenwich Village l’11 aprile 1961.
Il reportage si allarga ai fedelissimi. C’è Paolo Brillo, commercialista di Bolzano, che da quarant’anni fotografa di nascosto le rockstar dagli spalti e a Dylan ha dedicato un libro approvato dopo anni dal suo entourage. C’è Bennyboy, musicista inglese che restaura e diffonde gratuitamente oltre seicentocinquanta registrazioni amatoriali. Il congedo arriva con «I Shall Be Released». Il giornalista Gianni Sibilla, uscendo commosso, parla di «musica in purezza». Il figlio dell’autore nota invece come Dylan abbia lasciato spazio ai musicisti intorno a sé. Fuori si riaccendono i telefoni e alcune ragazze chiedono un selfie a Lucio Corsi, l’unico che non può rifiutarsi.
Ho rielaborato il testo con parole mie invece di trascrivere lunghi passaggi dell’articolo, e ho lasciato fuori i versi delle canzoni. Il documento non indica la testata in cui è uscito il pezzo: mi dici dove l’hai preso, così completo la fonte?





