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23 Aprile 2026Il deficit al 3,1%, l’Italia resta sotto la procedura Ue Meloni attacca Conte: «Superbonus sciagurato»
Via libera al Dfp. Il leader M5S alla premier: basta super scuse, hai fallito
ROMA Peggiorano le previsioni sui conti pubblici e allo stesso tempo il governo deve fare fronte alla mancata uscita dalla procedura di infrazione (in compagnia di altri nove Paesi membri), avviata nel 2024 dal Consiglio Ue per deficit eccessivo. Il verdetto di Eurostat arriva poco prima del Consiglio dei ministri in calendario ieri mattina e conferma che lo scorso anno il rapporto tra il disavanzo e il prodotto interno lordo si è attestato al 3,1%, ossia oltre l’asticella del 3% fissata dalla Ue. Il rientro dalla procedura è rinviato con ogni probabilità all’anno prossimo, ma Giorgia Meloni prova a parare il colpo e rivendica l’impegno nel controllo della spesa pubblica. «Il governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022 — spiega — abbiamo trovato un rapporto deficit-Pil dell’8,1%, lo abbiamo portato al 3,1. Un dato inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati». Oltre al «rammarico» per la mancata uscita dalla procedura la premier torna a prendersela con il Superbonus, anche perché che quest’anno sono stati contabilizzati molti ritardati pagamenti dei benefici legati all’edilizia. «La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte 2, al momento, impedisce di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al governo margine di spesa da destinare a sanità, scuola, redditi più bassi». Una rappresentazione che l’opposizione rispedisce al mittente attaccando l’esecutivo. Il presidente M5S Giuseppe Conte replica e dice: «Dopo 4 anni e zero riforme il tempo della “super scusa” è scaduto. Presidente Meloni, ci parli piuttosto dei 209 miliardi che abbiamo lasciato da spendere e che non ha nemmeno saputo mettere a terra». Il partito di Conte chiede anche le dimissioni di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia. La segretaria del Pd, Elly Schlein, è altrettanto diretta e spiega che la decisione di Eurostat è «una pessima notizia per l’Italia ma anche la certificazione del fallimento delle politiche economiche di questo governo». Per il leader di Azione, Carlo Calenda, «il punto non è essere al 3% o al 3,1%, il problema è la stasi totale, non lo 0,1%».
La vera sfida dell’esecutivo è finanziare misure urgenti come il decreto Primo Maggio e il rinnovo del taglio delle accise sui carburanti. Più in generale le stime del Dfp, Documento di finanza pubblica, approvato in consiglio dei ministri prospettano una frenata dell’economia e un percorso complicato sul versante della spesa pubblica, tanto più data l’esigenza di finanziare gli investimenti nella difesa e una legge di Bilancio che non scontenti il Paese in vista delle elezioni del 2027. Le previsioni in mano a Giorgetti indicano che la ricchezza italiana crescerà nel 2026 dello 0,6%, anziché dello 0,7%, e anche l’anno prossimo registrerà +0,6%, la stima sul deficit è rivista al rialzo con un disavanzo che quest’anno sarà al 2,9% e non al 2,8%, a crescere rispetto alle precedenti valutazioni anche il rapporto debito/Pil, in aumento al 138,6% nel 2026 e al 138,5% nel 2027. «Abbiamo approvato — osserva Giorgetti — il Dfp un po’ diverso rispetto a quello cui eravamo abituati. La premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale». Il ministro si sofferma sulla procedura di infrazione e lancia i suoi messaggi. «A me l’uscita interessava molto fino al 28 febbraio 2026, dopo assolutamente meno», dice, riferendosi al conflitto nel Golfo che ha sovvertito lo scenario. «Questo quadro meriterà di essere approfondito con decisioni di natura politica in merito a quella che è la possibilità, già consentita, di deroga sulle spese della difesa, e io aggiungo, per la situazione eccezionale merita altrettanta attenzione lo choc energetico che la guerra in Iran sta generando». Un passaggio che serve a tratteggiare il percorso dei prossimi mesi con eventuali deroghe al Patto di stabilità. «Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei», ammette Giorgetti prefigurando la possibilità che l’Italia, in assenza di interventi a livello Ue, proceda allo scostamento di bilancio.
La redazione
Il numero uno del Mef: «Non viviamo in circostanze normali, ma eccezionali»





