
L’unica porta che non hanno bussato
19 Luglio 2026
La scena di Montenero. La geotermia, la bellezza, i servizi
19 Luglio 2026Il sindaco di Abbadia San Salvatore è intervenuto a sostegno della posizione della Presidente della Provincia sulle infrastrutture del sud senese, indicando nella chiusura dell’Anello dell’Amiata la priorità da inserire nella programmazione regionale e invocando su questo un fronte istituzionale unitario. La questione posta è decennale, e proprio per questo meriterebbe di essere affrontata diversamente: rivendicare un’opera senza numeri significa rimandare ancora una volta la discussione che conta, quella su quale economia debba reggere questa montagna e su chi, oggi, ci lavora davvero.
L’anello e la bellezza
di pierluigi piccini
Il sindaco di Abbadia San Salvatore, Niccolò Volpini, ha scritto una cosa vera e l’ha usata per chiederne un’altra. La cosa vera è che nel sud della provincia di Siena non esistono strade regionali. Ma le strade regionali non nascono: si dichiarano. Sono il frutto di un atto di classificazione, cioè di una decisione politica su quanto un territorio conta nella gerarchia della programmazione, e se in trent’anni nessuno ne ha chiesto formalmente il riclassamento, quell’assenza non è una sventura geografica: è una rinuncia, ripetuta tanto a lungo da sembrare paesaggio. Lo dimostra l’esempio stesso che viene portato, perché la Cassia ha visto arrivare gli investimenti non in virtù di un’opera nuova annunciata, ma perché è cambiata la titolarità di un’infrastruttura che già c’era. La prova viene esibita e poi lasciata sulla soglia.
Conviene ricordare di che cosa parliamo. L’Anello dell’Amiata è l’idea di una circonvallazione a mezza costa che giri attorno al cono vulcanico collegando i comuni della montagna su un tracciato continuo: un progetto che circola da decenni e decenni fa è rimasto, perché quella corona è fatta di tratti provinciali di epoche diverse, alcuni dei quali semplicemente non si congiungono. Dei segmenti mancanti, però, non conosciamo il tratto, né il costo, né l’ente attuatore, né la fonte di finanziamento, né il cronoprogramma; e non li troviamo nel Piano triennale delle opere pubbliche, che è il luogo dove le priorità o si scrivono o non esistono. Un’infrastruttura senza numeri non è una proposta: è una postura.
Il punto vero, comunque, non è il tracciato. Una strada non si progetta senza sapere che cosa deve portare, e su questo l’Amiata non ha ancora fatto i conti con se stessa. C’è una data in cui il nodo è venuto allo scoperto, ed è il 2015: al progetto geotermico di Montenero fu detto no, e la motivazione non fu tecnica. Non l’emissione, non il rischio sismico, non il bilancio idrico. La bellezza. Che adoperata in questo modo diventa una categoria senza contraddittorio, perché non si negozia e non si quantifica: funziona benissimo come argomento e malissimo come politica. Ed è figlia esatta di ciò che voleva escludere, perché il paesaggio amiatino non è natura intatta — è castagneto coltivato, terrazzamento, sentiero minerario, borgo costruito da chi lavorava sotto terra. È lavoro sedimentato fino a sembrare natura.
Quando le miniere chiusero, al territorio fu raccontato che il futuro sarebbe stato il turismo: non una previsione, una consolazione. Non accadde subito, va detto. Per anni i comuni della montagna tennero visioni diverse — chi provando a trattenere una vocazione industriale ed energetica, chi puntando sulla ricettività e sulla neve, chi sull’agroalimentare — senza che nessuna prevalesse e senza che quelle differenze diventassero mai una discussione comune. Poi, nel vuoto lasciato da strategie che non si erano incontrate, si depositò l’unica narrazione che non chiedeva a nessuno di rinunciare a niente.
Non è vicenda solo amiatina. Quando la crisi del Monte tolse a Siena la sua struttura portante, la risposta di chi governava la città (Pd) fu la stessa, parola per parola: bellezza e servizi. Il patrimonio, il turismo e la cultura — ma una cultura di tipo preciso, quella dell’evento e del consumo, il calendario di mostre e festival pensato per riempire alberghi, non la cultura come ricerca, formazione tecnica, laboratorio dove università e imprese lavorano insieme. Cultura come attrattore, non come infrastruttura cognitiva. Il bilancio è sotto gli occhi di tutti: un’economia di flussi anziché di produzione, salari bassi, laureati che se ne vanno, un centro storico che si svuota di residenti e si riempie di posti letto. E oggi che il vino attraversa la sua crisi più seria, e che l’economia dei servizi mostra ovunque il fiato corto, si vede bene quanto poco la bellezza dei luoghi riesca a proteggere ciò che non è stato attrezzato per reggere il mercato.
Nessuno vuole rinunciare al turismo, e sarebbe sciocco: è una risorsa reale, e per alcuni comuni è ossigeno. Ma va guardato con i suoi limiti oggettivi. È stagionale su due finestre corte, dipende da variabili che il territorio non governa — il clima, il cambio, la moda dei luoghi — e funziona all’incontrario di come lo raccontiamo: non crea il territorio, lo trova. Prospera dove ci sono servizi aperti tutto l’anno, scuole, presidi sanitari, locali accesi a novembre perché c’è gente che lavora; e dove quell’economia si assottiglia, non compensa, si assottiglia anche lui, con qualche anno di ritardo.
C’è poi una questione che nessuna programmazione regionale ha mai messo a fuoco, ed è la ricaduta sul lavoro. Perché le due economie di cui stiamo parlando non hanno affatto la stessa consistenza occupazionale. In quota, gli operatori sono pochi, gli addetti stagionali e in numero contenuto, e tuttavia è lì che si concentra da anni l’attenzione della Regione, con misure e con sostegni. A fondovalle, invece, ci sono decine di imprenditori e migliaia di lavoratori — contratti stabili, turni, indotto, famiglie che su quei salari costruiscono la propria permanenza — e quel mondo compare raramente nei documenti di programmazione, quasi mai nella retorica pubblica del territorio, mai come priorità infrastrutturale. È una sproporzione che va detta con chiarezza: si dedica la parte maggiore dell’attenzione politica al segmento che occupa il numero minore di persone. Non perché il primo non meriti sostegno, ma perché il secondo non ne riceve in proporzione a ciò che regge. E le scelte che si fanno sulle strade, sull’energia, sui servizi, si misurano esattamente lì: quante persone lavorano meglio, o continuano a lavorare, il giorno dopo.
Le opportunità che meritano di essere trattate come strategiche stanno dunque altrove, e rispondono a ciò che il presente chiede davvero. La prima è l’energia, non come rendita da compensare ma come condizione di insediamento: disponibilità continua, verificabile, a costo competitivo. In un momento in cui la mappa di dove conviene produrre in Europa si sta ridisegnando attorno all’accesso a rinnovabile certificata, è un vantaggio che non si delocalizza e non si imita — e che qui esiste già. La seconda è l’innovazione dentro la manifattura, che non significa nuovi capannoni ma funzioni più alte dentro quelli che ci sono: progettazione, controllo, misura, certificazione ambientale di prodotto, tracciabilità documentata, automazione dei processi. Sono le attività che decidono dove resta il valore quando un committente cambia fornitore, e sono tornate a cercare luoghi dove insediarsi. La terza è la competenza: formazione tecnica superiore, laboratori sui materiali, ricerca applicata insieme all’università, perché nessuna di quelle funzioni si radica dove non trova le persone capaci di farla funzionare.
Sono tre cose verificabili, con tempi corti e costi noti, e nessuna toglie qualcosa al turismo: semmai gli restituiscono il territorio abitato di cui ha bisogno per esistere. Su queste un fronte comune avrebbe un oggetto, e quindi un senso; su un tracciato privo di numeri, no. Anche la strada, allora, ritrova la sua forma: non chiudere un cerchio attorno alla montagna, ma uscirne, verso l’A1, la Cassia, il mare. Un anello tiene insieme chi è già dentro; una direttrice fa entrare qualcuno.
Perché la vetrina, qui, l’ha sempre accesa il fuoco di sotto, e le fiaccole non sono marketing territoriale.





