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Panorama del 24 giugno dedica quattro pagine a Carlo Cimbri, firma di Nino Sunseri, e il titolo dice già tutto: Ora hanno davvero una banca. È la risposta, vent’anni dopo, alla frase che nel 2005 finì in un’intercettazione e in una stagione giudiziaria. Allora Consorte voleva la banca e aveva la politica al telefono; oggi Cimbri la prende, e il pezzo lo racconta come una redenzione. La differenza, nel racconto, sta tutta nel metodo — il mercato al posto della telefonata. Il fine è lo stesso, e l’articolo lo confessa nel titolo senza accorgersene.
Il resto è agiografia funzionante: l’uomo che diventa l’azienda, il ragazzo di Cagliari che sale un gradino alla volta senza saltarne nessuno, la laurea con lode, la tesoreria, i bilanci, e poi la solitudine in moto, i raid di migliaia di chilometri, la caduta in Sud America che non ne ha cambiato il carattere. Una biografia costruita per dimostrare che quest’uomo non è Consorte. Serve a questo.
Ma sotto l’apologia c’è un dato che vale più delle quattro pagine, e Sunseri lo scrive senza cavarne le conseguenze. Le Coop vivono dei dividendi Unipol. I supermercati perdono, la compagnia guadagna, il rosso sparisce nel consolidato. La prova arriva nel 2020, quando la Bce blocca la distribuzione dei dividendi e Coop Alleanza chiude con centotrentotto milioni di perdita: una fotografia spietata, la definisce lui stesso, e ha ragione. Solo che non è un dettaglio biografico né una nota di colore. È la ragione strutturale per cui quel sistema deve avere una banca. L’utile consolidato atteso a due miliardi, il dividendo oltre i novecento milioni, i cinquecento milioni l’anno che finiranno alle cooperative con il loro quarantasei per cento: non sono l’esito dell’operazione, sono il movente. Il giornalista li allinea come trofei; letti al contrario, sono una diagnosi.
E Siena, in tutto questo, dove si trova? In una fotografia notturna della Rocca Salimbeni, illuminata e vuota, e in una parola del sommario: conquistare. Nient’altro. Nessuna riga su cosa resti di una città in questo disegno. In compenso il nome sopravvive, anzi trionfa: il nuovo istituto si chiamerà Banca Monte dei Paschi, e sarà l’insegna Bper a sparire. Bologna e Milano prendono la sostanza e restituiscono a Siena l’etichetta, come si lascia il campanile a un paese di cui si è comprata la terra.
Quando un nome viene conservato con tanta cura, conviene sempre domandarsi cosa non ci sia più dietro.





