
In Debenedetti la cicatrice del Novecento
22 Maggio 2026
Il soggetto che non si riconosce più
22 Maggio 2026E oggi?
di Pierluigi Piccini
C’è una domanda che il convegno al Four Points non si farà, e che rende quelle commemorazioni non solo datate ma in qualche misura fuorvianti. Non perché Moro e Berlinguer e la riflessione di Mondoperaio fossero sbagliati — erano giusti, e le loro domande erano le domande giuste. Ma erano domande formulate dentro un sistema di relazioni tra capitale, lavoro e Stato che non esiste più. E quando cambia il sistema, non bastano le risposte giuste — bisogna ricominciare dalle domande.
Moro, Berlinguer e Craxi litigavano dentro un’epoca in cui il capitale aveva ancora bisogno dello Stato. Ne aveva bisogno per le infrastrutture, per la forza lavoro formata, per la stabilità sociale che rendeva possibile l’accumulazione nel lungo periodo. Il compromesso storico era pensabile perché i grandi attori economici avevano interesse a un sistema politico stabile e inclusivo — un’Italia instabile era un’Italia che non produceva, e un’Italia che non produceva danneggiava anche chi la possedeva. La questione morale di Berlinguer era pensabile perché i partiti erano ancora i mediatori necessari tra capitale e lavoro, e quella mediazione dava loro un potere reale che valeva la pena di contendere. Il socialismo liberale di Mondoperaio era pensabile perché si immaginava ancora uno Stato capace di orientare la modernizzazione, di scegliere tra modelli di sviluppo, di tenere insieme efficienza e giustizia sociale dentro un progetto politico riconoscibile.
Oggi quel presupposto è saltato. Il capitale non ha più bisogno dello Stato nel senso in cui ne aveva bisogno allora. Ha bisogno di Stati deboli, frammentati, incapaci di regolare i flussi. Le nuove forme di accumulazione — piattaforme digitali, finanza estrattiva, controllo dei dati, catene globali del valore — non si radicano nei territori, non creano lavoro stabile, non hanno bisogno di consenso sociale nel senso novecentesco. Possono permettersi di ignorare la questione morale perché operano a una scala e a una velocità che rendono la morale politica tradizionale semplicemente irrilevante. Possono permettersi di smantellare lo Stato sociale perché i costi vengono scaricati nel tempo e dispersi nello spazio, e quando diventano visibili il nesso causale è già indecifrabile per chi li subisce.
Berlinguer parlava di partiti che colonizzavano lo Stato. Oggi lo Stato è colonizzato direttamente dal capitale senza bisogno dei partiti come intermediari — i partiti sono diventati cinghie di trasmissione di decisioni prese altrove, non luoghi in cui si elabora un progetto. Moro immaginava uno Stato capace di tenere insieme mondi diversi attraverso la mediazione paziente: oggi quei mondi sono stati prima frammentati e poi dissolti, e non c’è mediazione che tenga insieme ciò che il mercato ha già separato. La riflessione di Mondoperaio immaginava una modernizzazione guidata dalla politica: oggi la modernizzazione guida la politica, la precede, la svuota, la riduce a gestione dell’esistente.
In questo scenario la domanda non è più quella che si facevano Moro e Berlinguer — come distribuire il potere dentro un sistema dato. La domanda è se esiste ancora una politica possibile dentro questo sistema, o se la politica come l’abbiamo conosciuta — come mediazione, come rappresentanza, come progetto collettivo capace di orientare le forme dell’accumulazione — sia essa stessa una forma storica esaurita. E se è esaurita, cosa viene dopo. Chi pensa il dopo. Con quali strumenti, con quale radicamento, con quale soggetto sociale che non esiste ancora o che esiste in forme che la politica tradizionale non sa nemmeno vedere.
Questa è l’attualità. Non Moro e Berlinguer.
Ma questa domanda al Four Points by Sheraton non si farà. Perché farla davvero significherebbe ammettere che non si tratta di recuperare una memoria — si tratta di costruire un pensiero nuovo. E costruire un pensiero nuovo è molto più difficile, e molto più solitario, che commemorare i morti.
(Fine)





