
Il governo spinge i Comuni a vendere il patrimonio pubblico ai fondi: così si svendono le città e i borghi
23 Ottobre 2026
Hotel Supramonte
23 Ottobre 2026Più carcere per i ragazzi: la risposta di Nordio ai disordini di Milano scambia il sintomo per la malattia
Dopo i disordini del 18 ottobre a Milano, al governo sono bastate poche ore per trovare la sua risposta, e la risposta è una cella. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato che si studia come ampliare gli istituti penali per minorenni. Dove i posti non bastino, si pensa di ricavare reparti per ragazzi dentro le carceri degli adulti. Intanto a Milano arrivano cinquecento paracadutisti della Folgore, con blindati e droni. Trentacinque minorenni arrestati in un fine settimana sono diventati, nel racconto del ministro, un fatto senza precedenti che giustifica un cambio di scala. I numeri però dicono altro. Nel capoluogo lombardo le custodie cautelari sono state tre. Gli istituti minorili sono già sovraffollati, e lo sono per una scelta politica: il decreto Caivano ha allargato il ricorso alla detenzione, e in quattro anni i ragazzi in cella sono cresciuti di circa il quaranta per cento.
C’è qui un rovesciamento che va nominato. La giustizia minorile italiana era stata costruita su un’idea semplice e coraggiosa: il ragazzo che sbaglia è una persona ancora in formazione, e la pena ha senso solo se lo restituisce alla comunità diverso da come l’ha preso. Era un modello studiato all’estero. Mettere un sedicenne in un braccio per adulti significa dichiarare che quella formazione non interessa più. La società rinuncia a educare e si limita a custodire. È la bancarotta di uno Stato che non sa più cosa dire ai suoi figli, e allora li chiude.
Il Presidente della Repubblica aveva chiesto un’analisi non affrettata di soggetti inediti. Inediti davvero: ragazzi che non appartengono a organizzazioni, che si convocano in rete e non hanno una piattaforma di rivendicazioni, ma una rabbia che attraversa l’Europa, da Parigi a Belgrado. La domanda da porsi è da dove venga questa rabbia senza parole. Una generazione che vede il futuro come una minaccia, la casa come un lusso e il lavoro come una lotteria, che vive la città come un luogo in cui consumare e non abitare, prima o poi rompe qualcosa. Questo non giustifica nulla, ma spiega molto. E chi governa dovrebbe occuparsi delle spiegazioni prima che delle punizioni.
Le strade diverse esistono. Nel 2005 Glasgow era considerata la capitale europea dell’omicidio. La Scozia decise di trattare la violenza come un’epidemia, con un’unità dedicata che metteva insieme medici, assistenti sociali, ex detenuti, scuole e lavoro, e che prendeva in carico i ragazzi fin dal pronto soccorso. Vent’anni dopo la città ha toccato il minimo storico di vittime, non con più celle ma con più presenza. È un investimento lento, che non produce titoli il giorno dopo e non rende in campagna elettorale. Proprio per questo è una scelta da amministratori, non da propagandisti.
Lo stesso Nordio, quasi di passaggio, ha indicato come alternativa il divieto dei social sotto i quattordici anni. È il segno di una confusione: si cerca un interruttore da spegnere, una porta da sbarrare. Ma l’adolescenza non si governa con i divieti, che i ragazzi aggireranno sempre. Si governa offrendo luoghi, adulti credibili e possibilità.
Un paese che risponde alla rabbia dei suoi giovani costruendo carceri sta dicendo loro che non ha nient’altro da offrire. È la più dura delle confessioni, e i ragazzi, meno ingenui di quanto si creda, la capiranno benissimo.





