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6 Marzo 2026ANALISI / FINANZA ITALIANA
Dall’ingresso nella banca senese all’ascesa al 12% del capitale, fino al siluro a Lovaglio: la ricostruzione di come l’imprenditore romano ha costruito la sua presenza nel cuore della finanza italiana, con Fabrizio Palermo come profilo tecnico di fiducia.
6 marzo 2026 — Fonti: comunicazioni Consob, Il Sole 24 Ore, Il Fatto Quotidiano, MilanoFinanza, Startmag, La Notte Online, Gazzetta di Siena
Nel novembre 2024, il Ministero dell’Economia e delle Finanze cede sul mercato il 15% del capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena. Fra gli acquirenti figurano Banco Bpm, la holding Delfin della famiglia Del Vecchio e, per una quota del 3,5%, il gruppo riconducibile all’imprenditore e costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone. È il momento in cui Caltagirone — già azionista di rilievo di Generali e Mediobanca — torna nella banca senese di cui era stato vicepresidente fino al 2012. Da quel momento, la sua presenza nel capitale di Rocca Salimbeni non ha fatto che crescere.
Una salita sistematica
Le comunicazioni alla Consob raccontano una sequenza precisa. Il 26 novembre 2024, attraverso dieci holding della propria galassia societaria, Caltagirone porta la quota al 5,02%. A febbraio 2025, nel pieno del dibattito sull’offerta pubblica di scambio di MPS su Mediobanca, sale all’8%. A febbraio 2026 raggiunge l’11,45%, per poi attestarsi al 12,26% dopo il perfezionamento dell’operazione su Mediobanca — che ha visto MPS conquistare oltre l’86% del capitale di Piazzetta Cuccia.
Oggi Caltagirone è il secondo azionista di MPS, alle spalle di Delfin che detiene il 20,949%. La Banca Centrale Europea ha già autorizzato l’imprenditore a salire fino al 20%: soglia che, nel sistema bancario, distingue l’azionista rilevante dall’azionista determinante.
Il ruolo di Fabrizio Palermo
In questa strategia, un nome ricorre con costanza: Fabrizio Palermo, manager umbro nato a Perugia nel 1971, laureato con lode in Economia alla Sapienza di Roma, con un curriculum costruito tra Morgan Stanley a Londra, McKinsey, Fincantieri — dove è stato CFO e vicedirettore generale dal 2005 al 2014 — e Cassa Depositi e Prestiti, di cui è stato CFO dal 2014 e poi amministratore delegato dal 2018 al 2021.
Il legame con Caltagirone nasce in modo documentato nel 2022, su due fronti. Il primo è Acea, la multiutility romana controllata da Roma Capitale e partecipata da Caltagirone: Palermo ne diventa amministratore delegato nel settembre 2022. Il secondo è la battaglia per il controllo delle Assicurazioni Generali. Caltagirone — insieme a Delfin, nella cosiddetta cordata dei pattisti — si oppone alla lista del consiglio uscente sostenuta da Mediobanca. In quel contesto, Palermo redige il piano industriale alternativo denominato Awakening The Lion, con cui i pattisti sfidano la continuità del CEO Philippe Donnet. La battaglia di quell’assemblea è persa, ma Palermo entra nel consiglio di amministrazione di Generali come rappresentante della minoranza Caltagirone, ruolo che manterrà.
Nel 2025, in vista del rinnovo del CDA di Generali, Caltagirone deposita una lista di minoranza a sei nomi. Palermo figura al terzo posto, dopo Flavio Cattaneo e Marina Brogi, già consiglieri dal 2022. È eletto e confermato nel board del Leone di Trieste.
Il siluro a Lovaglio e la candidatura a MPS
Il capitolo più recente riguarda MPS. Il 4 marzo 2026 si apprende che il comitato nomine della banca ha escluso l’amministratore delegato Luigi Lovaglio dalla lista dei venti candidati da presentare all’assemblea dei soci del 15 aprile, chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione.
Lovaglio, nominato nel 2022 con il sostegno del Tesoro durante il governo Draghi, aveva guidato il risanamento della banca e poi la scalata a Mediobanca. Ma i suoi rapporti con Caltagirone non sono mai stati distesi. Lo stesso Lovaglio, a margine della presentazione del piano industriale, aveva lasciato intendere la situazione con una frase riferita dai quotidiani: «Solo un azionista non mi vuole, perché non mi sono rivelato obbediente». Il riferimento, secondo le ricostruzioni giornalistiche, era al gruppo Caltagirone.
Il comitato nomine ha motivato la scelta con l’esigenza di preservare l’immagine e la stabilità della banca, anche in relazione all’indagine della Procura di Milano su un presunto concerto fra Delfin e Caltagirone nella scalata a Mediobanca — indagine in corso e tutta da accertare nelle sedi competenti, che ha coinvolto anche Lovaglio. Il MEF, azionista con oltre l’11% del capitale, non ha difeso apertamente la riconferma dell’AD uscente.
Fra i tre profili indicati come possibili candidati alla guida operativa della banca — gli altri sono Corrado Passera e Carlo Vivaldi — Palermo è descritto dalle fonti finanziarie come il candidato gradito a Caltagirone. Il nesso è diretto: Palermo è oggi AD di Acea, società partecipata da Caltagirone; è nel CDA di Generali in quota Caltagirone; e secondo Il Fatto Quotidiano e Startmag, è considerato l’uomo di fiducia dell’imprenditore romano nel disegno di riassetto della banca senese. La decisione finale spetterà all’assemblea degli azionisti e, successivamente, al nuovo consiglio di amministrazione.
Un disegno di sistema
Letto in sequenza, il percorso appare coerente: Caltagirone ha costruito negli anni un profilo tecnico di riferimento — Palermo — che ha collocato progressivamente nei punti nevralgici del capitalismo italiano. Prima in Acea, poi nel CDA di Generali, ora potenzialmente alla guida di MPS, la banca che — dopo l’acquisizione di Mediobanca — controlla indirettamente il 13% del Leone di Trieste.
Il Financial Times, richiamato da InsideOver nel gennaio 2026, aveva già osservato come il rafforzamento del polo MPS-Mediobanca-Generali rispondesse a una logica di sistema in cui interessi privati e indirizzi di governo si muovono in parallelo, senza che ciò implichi necessariamente accordi formali o collusioni: è la struttura ordinaria del capitalismo relazionale italiano, con le sue reti di partecipazioni incrociate e di fiducie consolidate nel tempo.
Quel che le fonti pubbliche documentano con certezza è più semplice: un imprenditore privato ha acquisito in poco più di un anno una posizione di secondo azionista in una banca sistemica, ha collocato il proprio rappresentante nei CDA delle principali istituzioni finanziarie italiane, e ora punta a insediare il proprio candidato alla guida operativa di Rocca Salimbeni. Tutto avvenuto attraverso comunicazioni Consob, assemblee societarie e delibere di consigli di amministrazione. Nelle forme, tutto regolare. Nella sostanza, una delle operazioni di riposizionamento più significative nella finanza italiana degli ultimi anni.
Fonti consultate
Comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti in MPS (2024-2026) • Il Sole 24 Ore: «Caltagirone sale al 5% di Mps», 3 dic. 2024; «Caltagirone sale ancora in Mps», feb. 2026 • Il Fatto Quotidiano: «Mps, silurato Lovaglio. Caltagirone festeggia e tifa l’ex Cdp Palermo», 4 mar. 2026 • Startmag: «Mps, perché Lovaglio è stato silurato da governo, Caltagirone e Delfin», 5 mar. 2026 • MilanoFinanza: «Generali, lista a sei nomi per il gruppo Caltagirone», mar. 2025 • Gazzetta di Siena: «Ecco i venti nomi per il nuovo cda di Mps», 5 mar. 2026 • La Notte Online: «Mps, Lovaglio verso l’uscita», 4 mar. 2026 • InsideOver: «Caltagirone, Meloni e Unicredit: nel 2026 il risiko della finanza attorno a Generali», gen. 2026 • Money.it: «MPS, come l’OPAS su Mediobanca ha cambiato gli equilibri», set. 2025 • Tag43: «Per Caltagirone è Fabrizio Palermo il futuro ad di Generali», gen. 2022 • Wikiceo, TopManagers: profili di Fabrizio Palermo





