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27 Marzo 2026«Reintrodurre l’abuso d’ufficio». Dall’Ue nuovo colpo al governo
Giustizia Il parlamento europeo approva la direttiva anticorruzione
La direttiva stabilisce le fattispecie dei casi di corruzione da perseguire in via penale. Nella lista compare un articolo dedicato all’abuso d’ufficio, definitico come l’«esercizio illecito di funzioni pubbliche». Il testo chiede che gli stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che «costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico».
«Meloni e Nordio avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche – attacca il leader M5S Giuseppe Conte – Ma adesso dovranno reintrodurlo. Il governo italiano ha provato sino all’ultimo a contrastare l’iter di questa direttiva, ma si è trovato isolato in Europa». Il responsabile esteri del Pd Peppe Provenzano inquadra la vicenda nel contesto delle difficoltà complessive della maggioranza: «Siamo nel pieno di una crisi politica profonda, di cui Giorgia Meloni dovrebbe affrontare con serietà, senza cercare scorciatoie. E di cui dovrebbe rendere conto in Parlamento. Non con un video su Instagram». La rilevazione di YouTrend, che calcola la media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto nei sondaggi realizzati dal 12 al 25 marzo, si mette in scia col risultato del referendum registrando il calo di FdI al 28,2%, la crescita del M5S e soprattutto il sorpasso del campo progressita composto da Pd, M5S, Avs, Italia viva e +Europa sul centrodestra.
Tra le difficoltà, vanno considerati anche i contrasti interni alla coalizione sull’intesa con gli Stati uniti dazi: la Lega che ha votato e Forza Italia e FdI si sono schierate con la maggioranza Von der Leyen a favore. Non è la prima volta, ma viste le traversie interne salta agli occhi. In verità, tra gli italiani l’unico a votare contro la direttiva sulla corruzione, che è stata osteggiata da alcuni esponenti dell’estrema destra, è Roberto Vannacci. Il copresidente di Ecr ed esponente di FdI Nicola Procaccini sostiene che il testo ribadisce che gli stati membri «hanno piena libertà nella scelta degli strumenti più efficaci per combattere la corruzione. Emerge chiaramente che l’Italia dispone già di tali strumenti nel proprio ordinamento. Pertanto, non vi è alcuna necessità, in base alla direttiva, di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio». L’idea della destra è che il testo, che era stato proposto dalla Commissione ormai tre anni fa e che ha subito diverse limature nelle trattative e nel passaggio in parlamento, parla di «alcune gravi violazioni dell’esercizio illegittimo di funzioni pubbliche». Secondo questa interpretazione, insomma, lascerebbe flessibilità di applicazione ai paesi.
Ma proprio la relatrice Raquel Garcìa Hermida-Van Der Walle, esponente olandese di Renew spiega che in seguito alla direttiva anticorruzione, l’Italia «dovrà rendere perseguibili almeno due dei reati più gravi che rientrano nell’ambito dell’abuso d’ufficio». A chi le riporta la linea di Fratelli d’Italia e Lega, che sostengono che quanto previsto dalla direttiva sia già contemplato dai reati esistenti nella legislazione italiana Van Der Walle replica secca: «Non spetta a me entrare nel merito delle definizioni con il governo italiano ma, se non ritenessero la questione così importante, non si sarebbero opposti con tanta forza. Immagino che questa sia la risposta».
Anche Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità anticorruzione, sottolinea che la direttiva stabilisce le fattispecie che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue. «Purtroppo, negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti – segnala Busia – Speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia».





