
Va tutto bene, madama la marchesa
10 Aprile 2026
BLACK SABBATH – “Paranoid”
10 Aprile 2026La postura del potere
C’era qualcosa di teatrale e insieme di calcolato, ieri, nella presenza di Giorgia Meloni in aula. Qualche rete televisiva ha tirato fuori il nome di Andreotti. Un paragone suggestivo, che vale la pena esaminare — perché dice qualcosa, ma non quello che sembra.
Andreotti era la neutralizzazione del corpo. Sedeva come se la propria presenza fisica fosse un dettaglio accessorio. La gobba, gli occhi abbassati, le mani ferme: il potere come sottrazione, come assenza deliberata. Un uomo che aveva già deciso, e non aveva bisogno di convincerlo a nessuno.
Meloni è il contrario esatto. Il suo corpo vuole essere lì. Occupa lo spazio con una determinazione che non è arroganza — o almeno non soltanto — ma rivendicazione. C’è in lei ancora la memoria di quando quello spazio le veniva concesso con condiscendenza, e quella memoria abita il modo in cui si siede, in cui stringe le carte, in cui alza gli occhi verso i banchi dell’opposizione. Ieri la schiena era dritta non per rigidità: era affermazione.
Il paragone con Andreotti regge solo in superficie — nell’impermeabilità al giudizio altrui, in una certa capacità di restare dentro sé stessi mentre l’aula turbina intorno. Ma la fonte è opposta. In Andreotti era l’indifferenza di chi sa che il potere è strutturale. In Meloni è concentrazione: l’atleta che non sente il pubblico perché è dentro la gara.
Quello che colpiva di più, ieri, era il silenzio. I momenti in cui non parlava, in cui ascoltava senza reagire. Quel silenzio era costruito quanto le parole: comunicava controllo vigile, presenza totale. Il corpo diceva, prima di qualsiasi replica: questa partita la conosco, l’ho già giocata.
Che abbia ragione, è un’altra questione.





