
Il calcolo è un bene comune
24 Maggio 2026di Pierluigi Piccini
Giovanni Bazoli non ama le dichiarazioni roboanti. Proprio per questo le sue parole pronunciate a margine del Festival dell’Economia, durante la presentazione del libro Vita Eterna. Dialogo con i nipoti, vanno lette con attenzione. Il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, decano della finanza italiana, ha definito “incertissimo” — e ha precisato che usava il superlativo — l’esito della partita MPS-Mediobanca. Ha detto che non si capisce fino a che punto il piano di Lovaglio andrà in porto. Ha ricordato che l’amministratore delegato si trova oggi con il consiglio di amministrazione diviso a metà. E ha evocato l’inchiesta della Procura di Milano sul presunto concerto nell’OPS.
Quattro affermazioni. Nessuna delle quali è un’opinione.
Il CDA spaccato è un fatto documentato e persino clamoroso nella sua genesi. Lovaglio era stato licenziato a fine marzo 2026, dopo mesi di frizioni con Caltagirone. Poi, alle elezioni del nuovo board, è rientrato a sorpresa grazie alla lista presentata da PLT Holding, una società azionista di minoranza. Una leadership che rientra dalla finestra per il voto di una minoranza non è una leadership solida: è una leadership contestata che sopravvive per ragioni tattiche, non per consenso.
L’inchiesta penale, nel frattempo, non è uno sfondo remoto ma una pressione che si avvicina. La Procura di Milano, coordinata dai PM Polizzi e Gaglio con l’aggiunto Pellicano, contesta a Caltagirone, Milleri e Lovaglio i reati di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza, ipotizzando un concerto che — secondo il procuratore Marcello Viola — risalirebbe addirittura al 2019. La fase di analisi dei dispositivi sequestrati a novembre è quasi conclusa. Si avvicina la fase delle audizioni. Tutto questo mentre Lovaglio dovrebbe guidare l’integrazione con Piazzetta Cuccia.
E infine il nodo strategico irrisolto: cosa fare di Mediobanca. C’è chi vorrebbe la fusione con MPS come disegno sistemico di lungo periodo, capace di dare senso all’intera operazione. C’è chi ha una visione incompatibile su tempi, modalità, obiettivi. Non è una divergenza marginale: è la domanda fondamentale che l’intera scalata — conclusa con oltre l’86% di adesioni — lascia pericolosamente aperta.
Bazoli tutto questo lo sa, lo pesa e lo dice. Non attacca frontalmente, perché non è nel suo stile e perché la sua posizione di presidente emerito di Intesa — il principale concorrente sistemico di un eventuale polo MPS-Mediobanca — impone una certa misura. Ma le sue parole fanno più danno di un attacco diretto, proprio perché poggiano su fatti. Il decano della finanza italiana non ha espresso un’opinione sul futuro del risiko bancario: ha semplicemente descritto la realtà. Ed è una realtà che, da sola, dice tutto.





