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21 Ottobre 2026Francia sull’orlo della rivolta: coprifuoco a Parigi, Lione e Nizza dopo il weekend di saccheggi
La Francia è tornata ai coprifuoco. Dopo un fine settimana di manifestazioni contro il carovita degenerate in devastazioni, con oltre tremila negozi vandalizzati e circa 2.400 arresti, il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto ai prefetti di disporre coprifuoco parziali e localizzati, decisi d’intesa con i sindaci. A Parigi dalle 23 alle 6 nessuno può entrare o sostare intorno a Place de la République e in alcune vie di Les Halles, teatro degli scontri più gravi. Misure analoghe a Lione, Nizza, Lille e Douai, mentre Marsiglia vieta gli assembramenti. In molte città le restrizioni riguardano solo i minorenni, segno di chi abbia riempito le strade nelle notti peggiori.
Il governo ha ammesso le proprie difficoltà con una franchezza insolita. Il ministro dell’Interno ha riconosciuto che in alcune città si è perso il controllo e di non aver previsto i disordini, ha offerto le dimissioni e Macron le ha respinte. Lecornu non esclude lo stato di emergenza, come dopo gli attentati del Bataclan, e nemmeno il ricorso ai poteri eccezionali del Presidente previsti dalla Costituzione, ma per ora giudica i coprifuoco più adatti. E indica un responsabile politico: un movimento di estrema sinistra che vorrebbe il caos in vista delle presidenziali, con un attacco diretto a Mélenchon, accusato di organizzare l’insurrezione. Il leader della France Insoumise, già candidato per il 2027, respinge l’accusa e contesta insieme a Marine Le Pen la gestione della crisi, da fronti opposti e con argomenti opposti.
Sullo sfondo tornano i gilet gialli, che annunciano un secondo atto sabato 24 ottobre e forse un terzo il 31, riproducendo lo schema del 2018: mobilitazione ogni sabato, nessun leader, nessuna tessera. È questa assenza di forma che rende difficile ogni risposta. Non c’è un interlocutore con cui trattare né una piattaforma da accogliere o respingere, c’è un malessere diffuso che si coagula sui social e si dissolve all’alba, lasciando vetrine rotte e una politica che non sa a chi parlare.
Chi ha vissuto a lungo in Francia sa che la piazza lì ha una tradizione diversa dalla nostra, quasi un’istituzione parallela con cui lo Stato ha sempre dovuto fare i conti. Ma ciò che accade in questi giorni va oltre il caso francese. Le stesse proteste contro il costo della vita e della casa attraversano Italia, Spagna, Portogallo, Albania. Cambiano le intensità, non la sostanza: una generazione che si sente esclusa dal futuro promesso, salari che non tengono il passo dei prezzi, città dove abitare diventa un lusso. In Italia, nello stesso giorno, il governo approva un decreto contro la violenza nei cortei; in Francia si chiudono le piazze di notte. Sono risposte d’ordine, necessarie quando le città bruciano, ma che lasciano intatta la domanda.
L’Europa che discute di Artico, di difesa e di energia rischia di non vedere la frattura che si apre nelle sue strade. Se i governi tratteranno questa stagione solo come un problema di polizia, i coprifuoco diventeranno l’abitudine di un continente che ha smesso di ascoltare i propri figli.





