
La Fondazione Mps sceglie Lovaglio ma lascia aperta la trattativa: ora servono garanzie scritte, non applausi
24 Ottobre 2026
Una notte senza sonno con Marguerite Yourcenar
24 Ottobre 2026Gli industriali dell’Amiata chiedono strade, ma la vera infrastruttura che manca è l’uso dell’energia del territorio
di Pierluigi Piccini
Dallo stabilimento Stosa di Radicofani è arrivato un messaggio che sull’Amiata non suona nuovo: le aziende delle aree interne pagano un prezzo troppo alto per la distanza. Confindustria Toscana Sud ha riunito lì una delegazione di imprenditori. Dopo i saluti della presidente Giordana Giordini e l’intervento di Niccolò Tizzanini, presidente della sezione legno e arredo, David Sani, vicepresidente di Stosa, ha ripercorso la crescita dell’azienda dalle origini familiari alle attuali dimensioni industriali. Maurizio Sani, fondatore e presidente, ha portato il suo saluto. La richiesta emersa è quella che si fa da anni: collegamenti più efficienti, strade adeguate, una rete che non costringa chi produce quassù a partire ogni giorno in svantaggio.
La richiesta è legittima e va presa sul serio. La notizia più importante della giornata però non è l’appello, ma la volontà di avviare, dentro l’associazione, un percorso per costituire il Gruppo imprenditori del Monte Amiata e Valdorcia. Le aziende di quest’area cercano una voce comune e un dialogo strutturato con le istituzioni. È un passo che chi amministra questo territorio aspettava, perché l’isolamento dell’Amiata non è soltanto fisico. È anche frammentazione: ogni impresa con il suo problema, ogni comune con il suo progetto, ogni livello istituzionale con il suo tavolo.
Conviene però dire una cosa con chiarezza. Le strade sono necessarie ma da sole non bastano, e i tempi delle grandi opere viarie non coincidono con quelli delle aziende. Sull’Amiata esiste già una risorsa che pochi territori possiedono: il calore della terra. La geotermia potrebbe rovesciare la condizione di periferia se diventasse energia a costo contrattato per chi produce qui, insieme a servizi comuni e urbanizzazione.
È la direzione del distretto produttivo che Piancastagnaio sta progettando a partire dal tessuto industriale esistente, dove operano realtà come Stosa, Saviola, Floramiata e una pelletteria di tutto rispetto. L’obiettivo è ottenere il riconoscimento come area sostenibile, con una struttura pubblica in cui le imprese partecipino alle scelte e con l’accesso a finanziamenti che i singoli non raggiungerebbero.
Il percorso avviato da Confindustria e il distretto rispondono alla stessa domanda da due lati. Le imprese chiedono un interlocutore, e le istituzioni locali stanno lavorando per esserlo. Il nuovo gruppo può essere l’occasione per aprire subito il confronto con le aziende, prima che i due percorsi prendano strade parallele senza incontrarsi. Serve un luogo dove le priorità si decidano insieme e diventino atti: le strade, certo, ma anche l’energia, i trasporti e la qualità delle aree produttive.
L’Amiata non uscirà dall’isolamento aspettando che qualcuno la colleghi al resto del mondo. Ne uscirà quando saprà mettere a valore ciò che ha sotto i piedi e presentarsi unita a chi decide.





