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24 Ottobre 2026Blocchi dei tir e caro gasolio: il Sud senza merci, il governo tra decreti d’urgenza e il tetto ai prezzi chiesto al Kuwait
Per alcuni giorni il Mezzogiorno ha vissuto come in tempo di guerra. Supermercati di Campania, Puglia e Calabria senza carne, frutta, latte fresco, acqua minerale; in Sicilia cinque giorni senza consegne; negli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria finite le scorte di carburante; i sindaci di Napoli e Bari a denunciare città paralizzate e sommerse dai rifiuti. È il risultato della protesta degli autotrasportatori contro il prezzo del gasolio, che ha bloccato autostrade, porti e snodi logistici. Una protesta che, va detto, ha goduto di larga simpatia popolare: la gente in coda davanti agli scaffali vuoti non se la prendeva con i camionisti.
Il governo ha scelto una doppia linea. Da un lato il pugno duro: oltre milletrecento persone identificate, decine di denunce per blocco stradale, la scorta delle forze dell’ordine ai camion che volevano ripartire. Dall’altro un decreto approvato in fretta il 22 ottobre: 175 milioni, di cui 105 in crediti d’imposta sul gasolio per l’autotrasporto e 70 per agricoltura e pesca. In Sicilia e Calabria i blocchi sono stati sospesi, in Campania alcune frange deluse hanno continuato, a Napoli un corteo di camion ha impedito l’uscita delle cisterne. Il Viminale ha ora autorizzato la circolazione dei mezzi pesanti nel fine settimana al Sud per smaltire le merci non deperibili rimaste ferme. Il confronto vero è fissato per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti, mentre lunedì scendono in piazza anche i tassisti.
Sullo sfondo c’è la questione energetica, che il governo affronta per via diplomatica più che legislativa. Giorgia Meloni è volata in Kuwait, ha incontrato l’emiro e ha ottenuto la disponibilità di Q8, controllata dallo Stato kuwaitiano, a prorogare il tetto ai prezzi di benzina e gasolio già applicato nelle scorse settimane. Eni, dal canto suo, ha annunciato che manterrà il prezzo bloccato fino a fine anno, con un costo stimato attorno ai 700 milioni. A fine settembre il prezzo medio sulla rete stradale era di oltre 2,12 euro al litro per la benzina e oltre 2,33 per il gasolio, livelli trainati dalla guerra nel Golfo.
È una soluzione singolare: lo Stato chiede alle compagnie di fare beneficenza in nome della responsabilità sociale, e ringrazia un emirato per la cortesia. Funziona finché funziona, ma lascia aperti due nodi. Il primo è che il tetto riguarda soprattutto la rete delle pompe, mentre il gasolio per i camion, quello che decide il prezzo di tutto ciò che si trasporta, resta il punto dolente. Il secondo è che una misura affidata alla buona volontà di aziende private non è una politica: le opposizioni e i gestori degli impianti chiedono un tetto stabilito per legge, temporaneo, uguale per tutti e attivabile in circostanze eccezionali.
La lezione di questi giorni è che un paese lungo e stretto, che muove quasi tutto su gomma, è fragile come una catena di cui basta spezzare un anello. Il Sud lo ha scoperto per primo. Senza una strategia sulla logistica, sul trasporto ferroviario delle merci e sull’energia, ogni crisi internazionale si trasformerà in scaffali vuoti e strade bloccate.





