LONDRA – Che cosa hanno in comune un pittore siciliano del Quattrocento e un fotografo italiano odierno? Molto più di quello che ci si potrebbe aspettare, secondo la mostra che apre il 21 aprile alla Trinity Fine Art Gallery di Londra: una retrospettiva che mette a confronto le foto di alcuni ritratti di Antonello da Messina scattati da Marco Delogu con altre immagini dello stesso Delogu, una madre con bambino, il primo piano di un cardinale, uno scrittore in un campo rom, che sembrano ispirate dal grande artista di cinque secoli or sono.

“Naturalmente è un’ispirazione inconscia, inconsapevole”, spiega a Repubblica il fotografo, ex-direttore dell’Istituto Italiano di Cultura nella capitale britannica e attuale presidente del Palazzo delle Esposizioni a Roma. “Ma chi decide di fare ritratti, su tela o in foto, ha sempre in testa i lavori dei grandi maestri che ci hanno preceduti. Molta della pittura di Antonella da Messina era sicuramente dentro di me”.

Delogu aveva già fotografato quattro tra i più importanti ritratti del maestro siciliano in occasione della grande mostra del 2006 alle Scuderie del Quirinale e successivamente anche L’Annunciazione, il quadro giudicato il suo capolavoro. Con l’occasione della mostra londinese, è venuto a Londra a fotografare altre quattro opere di Antonello da Messina, esposte alla National Gallery: Cristo benedicente, Ritratto d’uomo, Cristo crocifisso e la Vergine col Bambino, che saranno messe accanto a quattro fotografie da lui scattate negli anni Novanta.

“Il gioco è stato semplice”, dice Delogu, “confrontare dei ritratti da me realizzati con i capolavori di Antonello da Messina. Quanti lavori della mia ritrattistica sono stati influenzati dai grandi classici? Consciamente nessuno, ma poi l’inconscio prevale e vengono fuori cose che non ti aspetti”. Con il nuovo allestimento alla Trinity Fine Art, la galleria di Bond Street nel quadrilatero dell’arte della capitale britannica, prosegue dunque la ricerca artistica del fotografo romano (ma di radici sarde) sul rapporto fra arte e fotografia.
“Attraverso l’uso di un fuoco selettivo e di un intenso bianco e nero”, afferma il catalogo, “le immagini di Delogu esaltano dettagli inediti e restituiscono una diversa visione ai soggetti di Antonello, introducendo una dimensione percettiva inaspettata. Si sviluppa così un gioco di sguardi su quattro livelli: soggetto, pittore, fotografo, osservatore”. E a questi ritratti di ritratti si affiancano le foto di Delogu che amplificano il dialogo tra passato e presente: una fotografia che dissotterra ciò che è nascosto nello sguardo dell’altro, chiunque egli sia.

Così ci sono una madre rom che allatta il suo bambino guardandoci con occhi penetranti, messa di fronte all’Annunciata di Antonello da Messina; il Cristo di Antonello con corona di spina e lacrime sul volto accanto a un primissimo piano del cardinale Ratzinger non ancora Papa; l’ergastolano Concutelli faccia a faccia con l’Ignoto marinaio di Cefalù; un’altra Annunciazione, quella di Palazzo Bellomo a Siracusa, fiancheggiata dallo scrittore Erri De Luca. Qualcosa lega i ritratti del pittore alle immagini del fotografo, anche se non è possibile dire chiaramente cosa. Ma nell’arte, come nella fotografia, c’è un occhio che guarda ed è su questo simbiotico rapporto che indaga la mostra londinese.
https://www.repubblica.it/?ref=RIHD-L








