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26 Ottobre 2026
Five Long Years
26 Ottobre 2026La Lega conferma Salvini segretario fino al 2030, ma il congresso di Milano mostra un partito diviso
Matteo Salvini resta alla guida della Lega per la quarta volta e lo farà fino al 2030. Al congresso straordinario di Milano, all’Allianz MiCo, ha ottenuto 465 voti contro i 146 di Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del governo Draghi. Sui voti validi fanno il 76 per cento contro il 24. I delegati hanno votato a scrutinio segreto, scrivendo a mano il nome del candidato su schede bianche, in cabine chiuse da tendine. Nell’aprile dello scorso anno, a Firenze, Salvini era stato confermato per acclamazione, senza sfidanti. Questa volta c’è stata una conta, e la conta dice due cose insieme.
La prima è che il segretario controlla saldamente il partito. I suoi parlano di una legittimazione piena, e da Palazzo Chigi sono arrivati gli auguri di Giorgia Meloni. La seconda è che un quarto dei delegati ha scelto un candidato che, come ha rivendicato lo stesso Garavaglia, non aveva un’organizzazione alle spalle e ha fatto tutto da solo. Le opposizioni hanno letto il risultato come un indebolimento. Il dato più politico lo ha fornito Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda. Secondo lui il congresso certifica un disagio reale, e non soltanto lombardo. È il malessere di un elettorato del Nord produttivo che si sente lontano dalla svolta nazionale del partito e che negli ultimi anni ha perso consensi, in parte proprio a favore di Fratelli d’Italia. Resta aperto anche il ruolo di Luca Zaia, la figura più popolare del Veneto.
Salvini ha risposto su due piani. Sul piano organizzativo, il nuovo simbolo «Lega Italia federale» non porta più il nome del leader. I delegati hanno inoltre approvato per acclamazione un organismo collegiale fino a nove componenti, che dovrebbe dare spazio alle diverse anime del partito. Sul piano politico ha scelto un tema destinato a pesare sul governo. Ha annunciato che porterà in Consiglio dei ministri la posizione della Lega contro nuovi finanziamenti e nuove armi all’Ucraina, in favore della diplomazia. La linea dell’esecutivo è stata finora diversa, e la mossa servirà a distinguere la Lega dagli alleati in vista delle prossime scadenze elettorali. Chi lo sostiene vede in questa posizione l’interpretazione di un sentimento diffuso nel Paese. I critici la considerano una presa di distanza dagli impegni internazionali dell’Italia, dettata da ragioni di consenso.
Nel congresso c’è stata anche una pagina che ha fatto discutere. L’Associazione Stampa parlamentare ha denunciato espressioni gravemente ingiuriose di Salvini nei confronti dei giornalisti, e il comitato di redazione di una testata coinvolta ha diffuso un comunicato di protesta. Il segretario ha parlato di giornalisti che lavorerebbero in contesti in cui il racconto della realtà passa in secondo piano. Il congresso si è chiuso con l’abbraccio sul palco tra vincitore e sconfitto e con la promessa di lavorare tutti insieme. La vera partita, però, non si gioca dentro il partito. Si gioca fuori, nel recupero di un elettorato che la Lega ha smarrito e nel rapporto con una premier che domina la coalizione. Salvini ha vinto il congresso. Ora deve dimostrare di saper riconquistare i voti perduti.





